Antica Schiacciata Romana

Ieri sera con alcuni amici siamo andati a mangiare all’Antica Schiacciata Romana, una pizzeria aperta da 2-3 anni (sembra) a Monteverde della quale non avevo mai sentito parlare. Dico subito che è stata una piacevole sorpresa.

Il locale è costituito da un paio di ambienti non molto grandi ed è arredato con gusto semplice e gradevole, dando complessivamente un’impressione di curata luminosità. I tavoli vicini ma non addossati creano un’atmosfera di allegra convivialità.

Abbiamo iniziato con gli sfizi fritti. Già dal menu si consiglia di prenderne uno ogni due persone per non esagerare con le porzioni, e così abbiamo fatto. Ci sono tre coppie di piccole crocchette in ogni piatto e i gusti sono i più disparati: mozzarella e basilico, riso allo zafferanno, ‘nduja, ricotta e spinaci, melanzane e riso e chi più ne ha più ne metta.
Buoni, molto sfiziosi e nella giusta quantità per non compromettere il gusto dei piatti succesivi.

Poi siamo passati al piatto principale della pizzeria: l’antica schiacciata romana. Continue reading “Antica Schiacciata Romana”

Wired Italia: prime impressioni

Stamattina, sfidando il freddo porco che sta facendo a Roma in questi giorni, sono andato in edicola e ho comprato il primo numero di Wired Italia.

Le prime impressioni, necessariamente superficiali dopo averlo sfogliato e leggiucchiato (per leggerlo per bene ci vorranno giorni) sono in chiaroscuro, e sono in ordine sparso:

  • Sembra un incrocio tra il Venerdì e Vanity Fair in salsa hi-tech. Si potrebbe chiamarlo “Technology Fair” (e comunque, a me Vanity Fair piace)
  • C’è troppa pubblicità
  • E’ grosso, ha 240 pagine contro le 108 del numero di febbraio di Wired Statunitense
  • C’è troppa, troppa pubblicità
  • Ha già trovato posto in bagno, il che è un segno molto positivo
  • C’è troppa, troppa, troppa pubblicità
  • Le pagine sono di ottima qualità, spesse e corpose
  • Anche il Venerdì ha tanta pubblicità, però non costa 4 Euro
  • La scelta di Rita Levi Montalcini in copertina mi ha fatto cadere un po’ le palle a terra
  • Gli articoli si fanno leggere con piacere.  Come ha detto Wolly, nulla che in un modo o nell’altro non si possa trovare in rete, ma al bagno non vado col pc
  • Il paginone centrale con la torre di Dubai fa molto Focus
  • Penso che alla fine mi farò l’abbonamento di due anni, ma solo perché nei prossimi due anni probabilmente ne comprerò più di 5 numeri

Cambiamento delle condizioni di Facebook: la risposta del fondatore

Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, è intervenuto direttamente sul cambiamento dei termini del servizio che tanto sta facendo discutere in rete (per farvi un’opinione, vi segnalo il puntuale post di Giovy).

Vi riporto qui la mia traduzione dell’intervento, senza commento (il primo lo trovate in inglese su Mashable).

“Su Facebook le persone posseggono e hanno il controllo delle proprie informazioni”

Un paio di settimane fa abbiamo aggiornato le nostre condizioni di utilizzo per chiarire alcuni punti ai nostri utenti. Un certo numero di persone hanno sollevato domande sui cambiamenti ed è a loro che vorrei rispondere. Colgo anche l’opportunità di spiegare cosa pensiamo riguardo alle informazioni delle persone.

La nostra filosofia è che le persone possiedono le loro informazioni e controllano con chi vogliono condividerle. Quando una persona condivide un’informazione su Facebook, è necessario che prima autorizzi Facebook a utilizzare quell’informazione in modo che noi possiamo mostrarla alle persone con le quali ci ha chiesto di condividerla. Senza questa autorizzazione noi non possiamo far sì che l’informazione venga condivisa.

Una delle domande riguardo alle nuove condizioni di utilizzo è se Facebook potrà utilizzare le informazioni date per sempre. Quando una persona condivide qualcosa come un messaggio con un amico vengono create due copie di quell’informazione – una nella casella di posta della persona che spedisce il messaggio e un’altra nella casella del suo amico. Anche se la persona disattiva il proprio account, i suoi amici manterranno una copia di quel messaggio. Noi pensiamo che per Facebook questo sia il modo giusto di funzionare, ed è analogo a come funzionano altri servizi, come l’email. Una delle ragioni per cui abbiamo aggiornato le nostre condizioni è per rendere più chiara questo funzionamento.

Di fatto, noi non condivideremo le tue informazioni in un modo che tu non vorrai. La fiducia che riponi in noi come luogo sicuro per condividere le informazioni è la cosa più importante che consente a Facebook di funzionare. Il nostro obiettivo è di costruire grandi prodotti e comunicare chiaramente per aiutare le persone a condividere quante più informazioni in un ambiente affidabile.

Abbiamo ancora del lavoro da fare per comunicare più chiaramente queste problematiche, e le nostre condizioni di utilizzo ne sono un esempio. La nostra filosofia che le persone possiedono le proprie informazioni e controllano il modo in cui condividerle resta sempre quella. Gran parte del linguaggio nelle nostre condizioni di utilizzo è estremamente formale e protettivo dei diritti di cui necessitiamo per poterti offrire il servizio. Nel tempo continueremo a chiarire la nostra posizione e a rendere le condizioni più semplici.

Ancora, la cosa interessante in questo cambiamento dei nostri termini è che evidenzia l’importanza di queste problematiche e la loro complessità. Le persone vogliono la piena proprietà e il pieno controllo delle proprie informazioni, in modo che possano interromperne l’accesso in qualunque momento. Nello stesso tempo, le persone vogliono anche poter dare le informazioni delle persone che le hanno condivise – come indirizzi email, numeri di telefono, foto e così via – ad altri servizi e garantire a questi servizi l’accesso alle informazioni di quelle persone. Queste due posizioni stridono un po’ tra loro. Non ce’è nessun sistema, ad oggi, che mi consenta di condividere l’indirizzo email con te e contemporaneamente lasci a me controllare con chi tu lo condividi e a te controllare con quali servizi lo condividi.

Siamo ad un interessante punto nello sviluppo di un mondo online aperto nel quale questi problemi stanno per essere risolti. E’ un mare difficile in cui navigare ed è possibile che faremo dei passi falsi, ma essendo il principale servizio per la condivisione di informazioni, prendiamo molto seriamente questi problemi e la nostra responsabilità di aiutare a risolverli. Questo è uno dei grandi obiettivi per quest’anno, e scriverò presto altri miei pensieri sull’apertura e queste altre problematiche.

TOC 2009: La frase dell’anno!

Durante una delle sessions, la rappresentante di un enorme gruppo editoriale ha proferito le seguenti memorabili parole:

Io penso che nell’industria editoriale DRM sia una parola da bandire, perché stimola tutta una serie di pensieri negativi nei clienti che finiscono per danneggiare l’editore.

[rumoreggiare piacevolmente sorpreso nella platea…]

Io penso che dovremmo utilizzare la parola: Gestione dei Contenuti perché il contenuto deve essere protetto con modalità differenti a seconda della piattaforma da cui lo si fruisce.

[… e il mondo riprese a girare nella consueta direzione]

Uno sguardo da vicino al reader Plastic Logic

Plastic Logic ReaderE così, dopo averne letto sui blog e i forum di mezzo mondo, ho potuto mettere le mani sull’ebook reader di Plastic Logic!
In effetti “mettere le mani” è una parola un po’ grossa: qui in TOC ce ne sono due esemplari, e gli espositori li custodiscono gelosamente, dando invece in pasto ai partecipanti un paio di mockup delle stesse dimensioni e peso.
Ma tant’è, sono riuscito a prendere e toccare il gioiellino prossimo venturo.

Il look & feel è molto intrigante: è leggero e sottile (avete presente la foto della matita accanto al kindle 2? Ecco, ho provato a farla dal vivo, ma lo sfondo e le penne a disposizione hanno prodotto un qualcosa di orribile!), lo schermo è grande, anche se averne sentito parlare tanto mi aveva ingenerato delle aspettative superiori. In effetti lo schermo epaper ha una diagonale di 10.7″ contro i 10.2″ del DR1000.

Quello che invece mi ha letteralmente impressionato è la sensazione di estrema robustezza che il lettore dà quando lo si maneggia. Pur essendo sottile, la struttura è molto rigida e sembra essere resistente alle torsioni.
La velocità di cambio pagina è molto variabile, a seconda del tipo di pagina caricata e va da estremamente rapida ad esasperatamente lenta, anche se questi sembrano essere più difetti di gioventù del software che limiti del dispositivo.

I prototipi in fiera sono molto vissuti e sembrano avere tutti e due problemi di line-out (file di pixel spenti), ma quello che mi ha più colpito in negativo è la bassa reattività del touch screen: le pagine si girano con un doppio tocco sulla pagina, anche se a volte è stato necessario ripetere il gesto per farlo capire al processore.
Infine, una caratteristica annunciata ma assente nei prototipi qui in fiera è la possibilità di annotations e markup tramite il touch screen. Allo stand erano presenti dei video, ma dal vivo sarebbe stata un’altra cosa.

L’uscita dell’unità sul mercato è prevista per il 2010, quindi di tempo per risolvere i problemi e implementare le soluzioni ce n’è molto. Intanto, lascio i due prototipi con la curiosità di averne al più presto uno tra le mani per un test approfondito.

Il secondo giorno alla TOC 2009

Comment is the king

Qui le cose si fanno serie!

Finalmente si sono popolati gli stand degli espositori, e ho potuto ammirare dal vivo le macchine di digitalizzazione dei libri, l’Espresso Book Machine che stampa libri fatti e finiti on demand e sopratutto il reader di Plastic Logic, di cui vi parlerò a parte.

I partecipanti oggi non sono meno di 500, forse anche di più, quindi rispetto a ieri c’è un po’ da scazzottare, ma nemmeno troppo: l’organizzazione è perfetta.
Stamattina tre interessanti keynotes, l’ultimo dei quali, quello di Cory Doctorow, è stato un’intemerata contro l’utilizzo dei DRM in campo editoriale, dopo che ne è stata dimostrata l’effettiva inutilità in campo musicale. La chiave del ragionamento è che i DRM forniscono de facto una falsa protezione sui contenuti in cambio di un costo vero che si scarica sull’utente, il quale perde, peraltro, anche la certezza della fruibilità imperitura dell’opera.
Sottoscrivendo, aggiungo che si tratta in fin dei conti di una questione di rispetto nei confronti dei propri clienti: rispetto perché i clienti non sono ladri, rispetto perché i clienti, in definitiva, sono quelli che pagano e meritano di avere, in un mercato degno di questo nome, il miglior prodotto al minor prezzo possibile.
E non sono sicuro che l’uso dei DRM soddisfi questa condizione.

Nel pomeriggio, interessante session di StartWithXML, mentre ora, in attesa di Sara Lloyd, mi sto godendo l’istrionico Jeff Jarvis.

PS: Ah! Quasi dimenticavo! Tra iPod, iPhone e MacBook di ogni forma e dimensione, nel tripudio di Mele tutto intorno a me, quando Doctorow ha mostrato il suo notebook con Ubuntu, non ho potuto nascondere un ghigno di soddisfazione.

PPS: C’è qualche problema al server che ospita il mio blog tecnico, quindi questo articolo e i prossimi hanno chiesto e ottenuto asilo su questi lidi.