Re Grano

Re Grano è una pizzeria che si trova a Mezzocammino, adiacente a un centro sportivo. L’ambiente si articola sia all’interno che all’esterno su spazi molto grandi, con i tavoli assolutamente non addossati gli uni agli altri, il che è positivo.

In Rete ho trovato giudizi contrastanti, ma sarà perché era l’11 agosto e forse il pizzaiolo usuale era in ferie, sarà perché ho beccato una giornata ‘no’, fatto sta che la pizza che ho preso era spessa, molto croccante all’esterno e complessivamente piuttosto secca. Mi ha ricordato alcune pizze mangiate negli Stati Uniti, ma evidentemente mi sbaglio io, visto che sul loro sito è indicato che Re Grano è consigliato dalla Associazione Pizzerie Italiane, dalla Scuola Nazionale di Pizza, dall’Albo Italiano Pizzaioli Professionisti e dalla Rivista Ufficiale API “Pizza Italian Food”.

Ho anche provato un piatto di sfoglie di patate: patatine tagliate a mano (5 Euro), di buona consistenza ma troppo troppo unte (temperatura dell’olio troppo bassa?). Accompagnando il tutto con una spina media, la spesa è stata di 21 Euro.

Il servizio è stato molto distratto: un quarto d’ora prima che venissero a chiederci cosa volessimo da bere, altri 15-20 minuti prima che ci chiedessero cosa volessimo mangiare. E i tavoli non erano tutti occupati.

Complessivamente, un locale che non consiglierei.

In volo sulla valle di Goreme

Ti svegli alle quattro e un quarto, un’ora ingrata alla quale non ti rendi neppure conto di essere andato a dormire e ti sembra che nulla potrà convincerti a mettere i piedi per terra.
Ma nonostante tutto ce la fai, ti butti giù, ti lavi, esci (ammazza che freddo, i 1300 metri di sentono), sali sul pullman e vieni portato, con gli occhi ancora incollati, a 5-600 metri dal museo a cielo aperto di Goreme.
È ancora buio, e qui fa davvero molto freddo


a darti un po’ di calore del tè bollente e una merendina di quelle che rifiuteresti sdegnato in qualsiasi altro momento


Tutto intorno, intanto, fervono i preparativi: le mongolfiere, il motivo per cui hai fatto tutto questo, vengono srotolate per terra


La prima parte viene gonfiata con ventilatori che sparano aria calda


Poi, quando sono abbastanza gonfie, si raddrizza il cesto e si accende il fuoco.


Le altre mongolfiere partono, nella tua uno dei cavi interni è fissato male e occorre ricominciare quasi da capo


E poi, finalmente, sali, con tanti altri, sulla cesta


E decolli.


Lo avevi immaginato in tanti modi questo momento, ma la verità è che il decollo in mongolfiera non ha nulla a che vedere con la ‘violenza’ del viaggio aereo: si viene dolcemente cullati verso l’alto e si viene trasportati dalle correnti. In lontananza tanti altri che come te si sono alzati in volo per vedere il sole sorgere sulla valle


E giù, il sole che conquista sempre più spazio, in un silenzio quasi irreale, interrotto solo a tratti dalla fiamma che ti tiene in quota


Sotto di te, i massi di tufo tipici di Goreme


i paesi


E i canyon


Qui in alto non fa più freddo, complice anche il sole che è ormai ben sorto


È il momento di tornare a terra, con la tua ombra che si avvicina sempre più


Sono le sette e un quarto, sono passate tre ore, hai scoperto nuove sensazioni, nuovi suoni, nuovi colori, ma ora devi tornare in albergo, ti aspetta un’intera giornata di musei, monumenti e caravanserragli in giro per la Cappadocia.

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Una piccola chicca dal Bosforo: Kanlica

Nel nostro passeggiare di ieri a zonzo per Istanbul, abbiamo deciso di fare la mini-crociera del Bosforo.
Si parte da Eminomu, sul mar di Marmara, vicino alla parte antica di Istanbul, e si risale il Bosforo fino ad arrivare al Mar Nero.


Beh, dopo essere passati sotto il Bosphorus Bridge, il più grande ponte sullo stretto


e dopo aver ammirato vari paesini arroccati sulle sponde


abbiamo deciso che no, la crociera sul Bosforo non faceva per noi, che era noiosa e che avremmo
Visto il mar nero un’altra volta, chissà, da un’altra sponda.
Siamo così scesi in un minuscolo porticciolo di un paesino sulla sponda asiatica, Kanlica, con le sue barchette ormeggiate.


Due cose mi ricorderò di Kanlica: la magnifica veduta dalla terrazza del parco di Hidiv Kasri (raggiunto con 15 minuti di camminata in salita ripida sotto il sole delle 13. Porca vacca)


E il celeberrimo (pare) yogurt che viene venduto nei due bar sul porto.


Si tratta di uno yogurt misto di bufala, vacca e capra, servito in vaschette da 200 o 350 grammi e condito con zucchero a velo, miele o fragole.
Il sapore è molto forte e acidulo, la consistenza è cremosissima. Insomma, uno degli yogurt più buoni che abbia mai mangiato.

Dopo aver atteso al sole tiepido il traghetto di ritorno, la giornata è poi finita con un giretto al Gran Bazar, ma non prima di aver bevuto una buona birra, la Efes, seduti al fresco di un viale alberato.


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Location:Musa Efendi Sk,Ürgüp,Turchia

Il Ramadan e la celebrazione del digiuno

Ieri sono finalmente iniziate le ferie estive, e quest’anno dopo un po’ di pensieri e ripensamenti abbiamo deciso di fare un tour in Cappadocia, nella parte centrale della Turchia.
I primi due giorni sono di visita a Istanbul, città dove sono già stato un paio di anni fa in pieno inverno.
Ritrovare Istanbul ad Agosto è un’esperienza particolare, anche perché è la prima esperienza diretta che ho del Ramadan, il mese del digiuno rituale, durante il quale ogni musulmano può mangiare, ber e fumare solo a partire dal tramonto.

Ecco, forse influenzato dai miei pregiudizi e dal mio retaggio cattolico, che vede nel digiuno esclusivamente la dimensione della penitenza e della sofferenza, tutto mi sarei immaginato fuorché di trovare una vera e propria festa.


Sì, perché durante il Ramadan nonostante la privazione diurna e il disagio che provoca il digiuno, c’è una parallela e altrettanto, se non più, importante dimensione della Gioia, dell’attesa quotidiana del momento in cui la privazione terminerà, in cui si godrà più e meglio di ciò che non si è potuto avere nelle ore precedenti.


E questa gioia non è vissuta come un momento privato, ma condiviso.
Ed ecco così che lo spazio tra la Moschea Blu e Agya Sophia, tutto l’antico Ippodromo e ogni singolo lembo di giardino vengono invasi da teli per il picnic, dove intere famiglie, di tutte le età, già un paio d’ore prima del tramonto preparano tutte le vettovaglie.


All’arrivo dell’ora del tramonto, con la voce dei muezzin che riecheggia di minareto in minareto comincia la vera festa,


la celebrazione, con un banchetto sull’erba, del digiuno appena terminato.


Ed è tutto un vagare tra uno stand di dolciumi e uno di incisione sul legno, tra una caffetteria improvvisata e un banchetto di profumi ambulante,
una festa che durerà tutta la notte, fino al digiuno del giorno seguente.

Location:Turanlı Sk,Provincia di Istanbul,Turchia

La ‘mezza torta’ di compleanno (e un trucco per la crema pasticcera)

È passato molto tempo dall’ultima volta che ho fatto una torta decorata, e così quando Paola mi ha chiesto di farle una ‘torta speciale’ per il suo compleanno pensavo di fare un qualcosa di molto semplice. Solo che poi da cosa è nata cosa, e complice un errore madornale, una lievitazione in forno pessima, ne è venuta fuori l’idea di fare una torta decorata tagliata a metà, come fosse già stata tagliata.

L’impasto di base è la Madeira Cake, una base molto consistente che ben si presta ad essere usata per questo tipo di preparazioni. La farcitura è di crema pasticcera, preparata con il cosiddetto metodo Montersini che non conoscevo e che invece rende estremamente semplice fare una crema senza grumi e senza necessità di mescolare a lungo. L’interno è rivestito con panna montata e poi coperto con glassa fondente colorata.

Qui di seguito, la preparazione  e le ricette. Continue reading “La ‘mezza torta’ di compleanno (e un trucco per la crema pasticcera)”