IKEA, we have a problem

sad-frogCara Ikea,

ti scrivo qui perché non c’è modo per avere una risposta positiva tramite il telefono che non sia un rimandare a un futuro indefinito ma sempre vicinissimo.

Ti scrivo perché vorrei capire se le promesse fatte nel negozio hanno qualche valore per te o sono solo un modo per arrivare alla vendita, fregandotene poi di quello che hai promesso e lasciando i tuoi clienti in balia della tua completa discrezionalità.

Scrivo questo post come work in progress, lo aggiornerò man mano che succederà qualcosa.

Il 17 ottobre ho comprato da te una cucina, un armadio e due strutture letto, con una spesa piuttosto rilevante. parlando con il tuo referente commerciale che ha approntato l’ordine per la cucina gli ho fatto presente che avremmo dovuto prendere tutto in pronta consegna o quasi, in quanto la casa in cui ci stavamo per trasferire era vuota e saremmo rimasti senza cucina finché non fosse stata consegnata.
La commerciale ci ha assistito, ma alla fine dell’ordine ci ha detto che purtroppo per alcuni pezzi non c’era la pronta consegna e che avremmo dovuto attendere per la consegna la settimana del 3 novembre.

Ok, niente pronta consegna, ma per un paio di settimane ci saremmo potuti organizzare. Ci siamo sincerati con lei che la settimana sarebbe stata quella e non le successive, perché altrimenti saremmo dovuti andare a comprare la cucina da un negozio che la avesse avuta in pronta consegna. “Non c’è problema, se il sistema dice che i pezzi tornano disponibili quella settimana, magari non il lunedì ma in quella settimana arrivano”, la risposta.

E allora ok, paghiamo. Pochi giorni dopo Ikea incassa il cospicuo assegno. Bene, buon segno. Arriva lunedì 3 novembre, nulla. Poi martedì, poi mercoledì, poi  giovedì e poi venerdì 7 novembre, nel pomeriggio, finalmente tu, cara Ikea, mi chiami.

Il 7 novembre mi chiami e mi dici “purtroppo la consegna è un po’ in ritardo, per ora è prevista per la prima settimana di dicembre

“COOOOSA?!?!?” faccio io, e ti riscrivo qui: cara Ikea, quando mi devi vendere la cucina mi mostri il tuo programma di disponibilità con tutte le bandierine verdi per il 3 novembre, mi convinci a comprare, incassi i soldi e POI mi dici che avrai un tempo di consegna almeno triplo rispetto alle originali previsioni?

Di fronte alla mia forte irritazione, tu, IKEA, mi hai detto che in quel momento il sistema non era disponibile ma che l’indomani mattina, il sabato, mi avresti richiamato per fare una consegna e montaggio urgente, entro la settimana successiva, di tutto quello che avevate disponibile, in modo che avrei potuto cominciare a usare la cucina e smettere di dormire tra le scatole del trasloco, e che poi, con una consegna e montaggio successivi a tuo carico avresti mandato i pezzi che ancora mancavano.

Bene. Insoddisfatto per il servizio reso ma soddisfatto per la soluzione trovata, ho chiuso fiducioso.

Il giorno dopo, il sabato 8 novembre, nessuna chiamata. “Vabbe’, forse IKEA non si è resa conto che il giorno dopo era sabato e intendeva il lunedì, aspettiamo”.

Lunedì 10 novembre nessuna telefonata, martedì 11 neppure. Mercoledì 12 novembre sera, irritato, chiamo il tuo supporto clienti, simpaticamente un numero 199 a tariffazione speciale, e la risposta è “ti apriamo una segnalazione ed entro domattina l’ufficio spedizioni (o consegne, non ricordo esattamente) la chiamerà”

La mattina dopo, giovedì 13 novembre, sai chi mi ha chiamato cara Ikea? Tu? NO! Non mi hai chiamato. E allora nel primo pomeriggio ti richiamo al supporto clienti, sempre simpaticamente un numero 199 a tariffazione speciale, fornisco il numero di segnalazione e mi risponde la stessa persona della sera prima, che mi dice che non c’è problema, l’ordine è in lavorazione e che verrò richiamato in giornata.

Ora sono le 10.30 circa di venerdì 14 novembre, non mi ha ancora chiamato nessuno e sto per richiamare ancora il supporto clienti, ancora simpaticamente un numero 199 a tariffazione speciale, per capire se e come sia possibile che un colosso multinazionale che ha fatto della logistica il suo punto di forza non sia in grado di rispettare, dopo aver fatto decidere un cliente e incassato i suoi soldi, ogni singola scadenza che il colosso multinazionale stesso si è dato.

Io e la mia famiglia, nel frattempo, continuiamo a non poter utilizzare la cucina e a dormire tra le scatole del trasloco per l’assenza dell’armadio, con gravissimi disagi per tutti, anche se prima di prendersi i nostri soldi IKEA ci ha detto che avremmo avuto tutto per la settimana scorsa.

Tu, IKEA, al posto mio cosa faresti?

UPDATE: alle 11 ho richiamato il servizio clienti, il solito numero 199 a tariffazione speciale, e mi hai risposto che hai la segnalazione ma che ad oggi non c’è una data di consegna dell’ordine, e ulteriormente che nei tuoi sistemi non c’è traccia di quello che mi ha detto la tua dipendente venerdì 7. Mi hai detto anche che tu non puoi fare nulla se non segnalare ai tuoi colleghi che fanno le spedizioni, ma che non mi puoi dare il loro numero per sapere lo stato, perché loro di lavoro non rispondono al telefono.

Mi sembra un ottimo modo di trattare un cliente DOPO, ricordo, che ti sei presa i suoi soldi, a oggi, quasi un mese dopo l’ordine, non ho ancora una data di consegna dell’ordine.

UPDATE 2: alle 11.28 mi è arrivato un tuo messaggio in segreteria telefonica, in quanto il telefono era occupato, in cui mi dicevi che chiamavi dall’ufficio consegne e che mi avresti chiamato più tardi o domani. Ho provato a richiamarti al numero da cui mi hai telefonato, ma il numero non riceve chiamate, le fa solo.
Alle 11.36, invece di richiamarmi, ti sei premurata di mandarmi un SMS, per (ri)dirmi che mi avevi chiamato e che sarà tua cura richiamarmi. Ça va sans dire, anche il numero da cui hai mandato l’SMS non è contattabile.
Ammirevole esempio di comunicazione a due vie con la clientela, direi.

PS: sono le 15.15 e non mi hai ancora richiamato, ma io sono qui e sono disponibile, eh!

Update 3: alle 16.34 mi hai chiamato, dicendomi che hai una soluzione: consegnarmi tutto con una consegna urgente e poi consegnare i pezzi che mancano con una seconda consegna. Però ora non sapevi dirmi il momento esatto della consegna, che avverrà nel corso della prossima settimana. Hai detto che mi richiamerai lunedì per darmi i dettagli.
È praticamente la stessa cosa che mi hai detto alla stessa ora dello stesso giorno della settimana sette giorni fa. Ora attendo con molta fiducia che lunedì mi richiamerai.

Update 4: è lunedì 17 novembre e mi hanno richiamato ben due volte! La prima alle 13 per dirmi che mi avrebbero richiamato nel pomeriggio, e la seconda verso le 16.30. La notiziona è che mercoledì 19 la cucina e il resto *dovrebbero* arrivare al trasportatore e che in conseguenza il 20 novembre *dovrebbero* consegnarla qui, ma la conferma la darà il trasportatore solo mercoledì. Teniamo le dita incrociate!

Update 5: il 25 novembre, finalmente, si è tutto concluso. Hanno portato e montato la cucina il 20 novembre, con alcuni frontali di cassetti e ante mancanti, completati poi il 24 e il 25 novembre successivi.

Che fatica!

Mangiare a Venezia: indirizzi per un weekend

Un paio di mesi fa, dopo quasi tre decenni e mezzo su questo pianeta, sono andato per la prima volta a Venezia.
Belli i canali, belle le gondole, belli i ponti, bello tutto ma… parliamo di dove mangiare!

Complici un po’ i consigli di mio fratello e un po’ twitter, friendfeed e facebook devo dire che ho mangiato davvero superbamente. Ecco gli indirizzi!

  • Vecio Fritolin – Calle della Regina 2262 – Sestiere Santa Croce. Nato da una antica friggitoria, dove si vendevano solo i cartocci per asporto di pescato del giorno, il Vecio Fritolin è oggi un ristorante di buon livello dove si reinterpreta con creatività la cucina veneziana. Sembra una frase da catalogo o da guida di Serie B? Lo è, perché in effetti io ho assaggiato solo un tris di baccalà come antipasto (il baccalà mantecato era DIVINO) e un piatto, diviso in due, di fritto misto, per lo più calamaretti, gamberi e pesciolini. Fritto asciutto e croccante, molto buono. Il prezzo per antipasto e fritto con bicchiere di vino è sui 30 Euro a persona.
  • Osteria alla Vedova – Cannareggio 3912 – ramo Ca’D’Oro. Pranzo memorabile. Osteria molto celebre, mi è stata segnalata per i cicchetti (gli stuzzichini che accompagnano il bere) e le ombre (l'”ombra” di vino era la scusa per pensare di bere poco). Siamo arrivati all’ora di pranzo. Ci siamo seduti. Antipasto misto di pesce, tanti assaggi, tra cui spiccavano le sarde in saor e le canocchie. Poi le celebri, mai sufficientemente lodate polpette di carne. Grandi e fritte come i supplì, quasi crude all’interno, zeppe d’aglio. Vanno in corto circuito enogastronomico con il bianco della casa: un mozzico alla polpetta, un sorso di vino per rinfrescarsi, altro mozzico, altro vino, altra polpetta. Credo che con Paola ne abbiamo mangiate 4 o 5 a testa. Il prezzo è stato meno di 20 Euro a testa. Per ingolfamento da polpetta non abbiamo provato il resto della cucina.
  • Osteria Antico Giardinetto – Calle dei Morti – Santa Croce. Cena di lusso. Pressoché impossibile da trovare se non si sa dov’è: praticamente arrivati di fronte al Vecio Fritolin di cui sopra, si gira a destra e alla seconda traversa a destra si arriva al Calle dei Morti. La location è amena: un piccolo patio silenziosissimo con i tavoli e un servizio accortissimo. Come antipasto abbiamo provato un tripudio di pesce crudo, un piatto enorme che comprendeva una tartare di tonno, delle capesante con tocchetti di ananas, branzino e salmone con noci sbriciolate e delle mazzancolle con fragole e aceto balsamico (superbe!). Al solo ricordo mi viene un sorriso. I primi li abbiamo saltati per andare direttamente ai secondi: una tagliata di tonno all’aceto balsamico e delle deliziose seppioline alla veneziana (servite con il nero di seppia) con polenta bianca. I dolci (un tiramisu) sono stati di un livello nettamente inferiore e dimenticabile. Il prezzo è commisurato alla qualità, qui siamo, con una bottiglia di vino, circa sui 50 Euro a testa.
  • Cioccolateria VizioVirtù – Sestriere San Polo 2898/A. È una piccola boutique del cioccolato. La segnalo per ricordare di provare il gelato al gianduiotto con la panna: piccolo semifreddo di nocciole gianduia prodotto artigianalmente, equilibratissimo, né troppo dolce né insipido. Consiglio: prendere la porzione piccola (in un bicchierino da caffè), per quanto sia delicato, prenderne di più porta allo stucchevole.

Avete altri posti da provare assolutamente? Suggeritemeli qui soto, li proverò al prossimo passaggio!

Mangiare a Londra – Un paio di indirizzi

Quest’anno ho partecipato con Simplicissimus per la prima volta alla London Book Fair, insieme al nostro Libraio Ciccio Rigoli. Un paio di indirizzi da ricordare per le prossime occasioni londinesi:

  • The Scarsdale Tavern, 23A Edwardes Square. Dieci minuti a piedi dalla fermata High Street Kensignton o Earl’s Court. Locanda con pochi tavoli sui quali è consentita la prenotazione e molti altri liberi dove ci si siede solo aspettando, magari sorseggiando una birra nel patio antistante. Molto buoni i piatti a base di carne, provate le rib-eye e le sausages, sempre servite con abbondanti smashed potatoes o insalate. Ampia scelta di Birre, London Pride e Cheshire Gold in testa.
  • Busaba. E’ una catena di ristoranti thailandesi. Noi siamo stati in quello al 106 Wardour St, non lontano da Carnaby Street. E’ un posto molto particolare. Non si può prenotare e all’interno ci sono grandi tavoli quadrati da 8-12 posti ai quali ci si siede in compagnia di sconosciuti che vanno e vengono. Fila perenne all’esterno per entrare e maggiore difficoltà a sedersi se è più di 3-4 persone, proprio perché occorre aspettare che si liberino i posti. Noi nel giro di 15-20 minuti siamo entrati. Cosa provare? Ciò che va per la maggiore è sono i Thai Calamari, calamari saltati con lo zenzero e vari tipi di curry. Delizioso il mio Red Lamb Curry, con agnello piccante al punto giusto, pomodorini fantozziani (temperatura interna da combustione) e lychees. Sì lychees, perché molto della cucina thailandese è giocato sul contrasto dolce-salato. Ciccio ha provato il Jungle Curry, a base di pollo, melanzane thai (???) e quel paio di chili di spezie piccanti che gli hanno paralizzato il palato per un paio d’ore. FONDAMENTALE è prendere del riso bianco insieme al curry (ce ne sono 4-5 tipi in menu) perché i curry sono serviti in ciotole con molto sugo e per gustarli pienamente (e ridurre l’effetto del piccante) il riso è indispensabile. Noi non lo abbiamo preso. Perché? Perché la cameriera ce lo ha impedito, avendo provato entrambi anche dei noodle e sarebbe stato troppo. A proposito, se capita, vanno presi (e magari diviso, per evitare il problema di cui sopra), i noodle Pad Thai, noodle con gamberetti, noccioline tritate, tofu saltato, uova e lime. Davvero particolari e gustosi

 

Io e la Lamborghini Gallardo

E così ho provato anche questa. Oggi ho accompagnato un paio di GGD Roma (disclaimer, una era mia moglie!) al Circuito Internazionale di Viterbo, un autodromo a pochi chilometri dalla città, a provare la guida di due Gran Turismo, una Lamborghini Gallardo e una Ferrari F430, organizzata da PureSport. Complice l’assenza di una delle Girl ho potuto prendere io il suo posto e cimentarmi nella guida della Lamborghini.

Chi mi conosce sa che non amo guidare e che, nonostante sia un ingegnere meccanico, non capisco assolutamente NULLA di automobili. Chi mi conosce meglio sa anche che non sono particolarmente spigliato alla guida.

Bene, chi se ne frega! Ho provato lo stesso, e mi sono divertito moltissimo: le accelerate che senti nello stomaco, la macchina che frena nello spazio di pochissimi metri, le curve che ti fanno ballare, il sobbalzo sui cordoli, la sudata epica da concentrazione durante la corsa, l’adrenalina alla fine dei tre giri con la voglia di tornare subito in pista.

Decisamente un’esperienza da provare!

 

Mangiare a New York – I miei indirizzi

Un po’ di note sparse al ritorno da New York, dove ho partecipato al TOC 2011.

Giornata da groupie a parte, in cui girando abbiamo incontrato nell’ordine Paris Hilton che entrava al Late Night di Letterman, il cantante dei Green Day in uscita dal suo musical e nientemeno, pochi metri più in là, che Al Pacino all’uscita del Mercante di Venezia:

Ne approfitto per fare un nodo al fazzoletto su alcuni indirizzi che sono stati una conferma alla mia quarta volta a New York o una scoperta in giro per Manhattan:

  • l’Hotel Portland: molto economico, sui 110 Dollari a notte, per la posizione ultra-strategica: a pochissimi metri (!) da Times Square. Negli scorsi anni era pulito ma un po’ trasandato nelle stanze. Da quest’anno, dopo tre anni di lavori, le stanze erano tutte rinnovate e davvero stupende. Ancora in ristrutturazione le aree comuni, sospetto che alla conclusione dei lavori i prezzi non saranno più così attraenti
  • Fresh & Co. è di gran lunga il mio posto preferito per la colazione. Io vado sempre a quello vicino all’albergo, al 1211 della Sixth Avenue. Cibi naturali per tutti i gusti, ma in particolare sono ghiotto del caffé alla nocciola, equilibratissimo, del Muffin Morning Glory, un tripudio di uvetta, noci, carote e semi vari (la ricetta per farlo in casa è qui) e l’oatmeal
  • Per la pausa pranzo, dopo aver macinato strada, cerco di andare da Whole Foods Market. Sono enormi supermercati alimentari specializzati sul fresco, che hanno però un’enorme area self service in cui c’è letteralmente di tutto: ci si serve da soli in banchi con decine di zuppe, a insalate da comporre a proprio piacimento scegliendo tra dozzine di ingredienti (dalla semplice lattuga, al tofu affumicato con il sesamo, dagli edamame ai broccoli al vapore), oppure piatti indiani, messicani, cinesi, giapponesi, ma c’è anche un bancone con una grande varietà di Sushi, Sashimi e Maki preparati da 4 cuochi sul posto o a portar via, un banco con pizze al taglio simili a quelle romane, banchi con polli e carni arrosto, dolci, bevande, insomma, di tutto. Una volta pagato, si va nelle ampie sale da Fast Food, dove c’è peraltro wifi gratuita (plus notevole). Unico problema, per me enorme: la porzione la si prepara da soli scegliendo scatole di carta impermeabili, e se si va con la fame si tende a riempire in modo abominevole una o più scatole, pagando anche molto e lasciando per sopraggiunta sazietà buona parte del cibo. Insomma, non bisogna avere gli occhi più grandi dello stomaco.
  • Burger Joint at Le Parker Meridien. Passa per essere uno dei migliori hamburger di New York. Di sicuro è uno dei migliori che io abbia mai mangiato. Semi-nascosto nella hall del Parker Meridien, hotel di lusso con ingressi sulla 56th e la 57th tra la sesta e la settima avenue, è un buco trasandato con una trentina di posti, sempre pieno, che sforna solo tre tipi di piatto: hamburger, cheeseburger e formaggio grigliato, accompagnati da patatine e birra o coca cola. Niente altro. Il prezzo di un hamburger è di 7$, il cheeseburger costa 8$. Una volta ordinato i panini avvolti nella carta e le patatine in una bustina da pane vengono schiaffati in mano con poca grazia, a voi trovare posto a sedere. Brutale il servizio, non bisogna andare per fare due chiacchiere, ma ne vale la pena.
  • Hummus Place. Nel West Village, piccolissimo, una dozzina di posti a sedere. Cucina israeliana con una centralità assoluta dell’Hummus, il puré di ceci con salsa Tahiné (al sesamo). Notevole, molto buono.
  • Veselka è un ristorante di cucina ucraina nell’East Village. Io ho provato il Borsch, una zuppa di cavolo rosso, e un assaggio di sette pierogi: fagottini di sfoglia fritti ripieni di formaggio, o carne, o spinaci, o tante altre cose sfiziose. Con Side dish e birra siamo sui 25 dollari a testa.

Parnassus

Bello, Bello, Bello.

Giovedì scorso ho potuto vedere l’anteprima di Parnassus grazie a Ford, ottimamente supportata da Digital PR.

Una meraviglia di film, fatevi del bene e andate a vederlo, perché questa volta Terry Gilliam ha colto nel segno.

E’ un film con vari livelli di lettura: dietro la storia costruita come un orologio con i suoi punti di svolta e punti di rottura, c’è una favola sulla forza dell’Amore (Amore sensuale, Amore amicale e Amore filiale), ma ancora più in fondo c’è l’impietosa narrazione della miseria della condizione umana, costantemente in preda ai propri desideri, e ancor di più è un’amara constatazione dell’ineluttabilità del proprio destino.

A prescindere da questo, quello che più mi ha colpito è che dal primo all’ultimo minuto ci si trova immersi in una  finzione creata con tale mestria da far accettare i (molti) passaggi magici come fossero totalmente naturali. Difficilmente ho visto film che, non appena sconfinano nell’onirico, non diventino noiosi o fastidiosi. Questo è differente, quando si vedono situazioni logicamente incogruenti viene da pensare “ma è proprio così che succede nei miei sogni!”. Ed è una bella sensazione.

E infine: ve li ricordate i pannelli cartonati animati delle scenografie che Gilliam faceva ai tempi dei Monty Python?
Ecco, qui prendono vita e raggiungono l’apoteosi, una pura goduria estetica, quasi commovente.

Provare per credere!

Papero Giallo? Da quella parte!

Con dispiacere ho appreso la notizia che oggi Stefano Bonilli è stato licenziato dal Gambero Rosso, ed il suo frequentato blog “Papero Giallo” nel dominio della testata è stato oscurato.

Non conosco le motivazioni, ma c’è sempre un po’ di amarezza quando il fondatore di un’impresa viene estromesso contro la propria volontà dal governo della creatura che aveva contribuito a far nascere.

Questo post per esprimere solidarietà a Bonilli e per segnalare l’indirizzo del suo”nuovo” blog:

blog.paperogiallo.net

In bocca al lupo per le tue prossime avventure professionali, Stefano!

BookCamp

Logo BookCamp

Domani sarò al BookCamp, a Rimini, partire dalle 16.

Che il programma sia interessantissimo è evidente.

Che lo standing dei partecipanti sia superlativo è palese.

Ma quello che trovo geniale è il motto, ad opera di Mario Guaraldi.

Se venite, ci si vede lì!