Se i miei lettori mi smentiscono, allora la mia non è una guida seria! Con buona pace delle conversazioni dal basso

“Allora Caro Marco se vuoi fare un lavoro amatoriale, serio e utile non puoi mettere in rete giudizi smentiti dai tuoi stessi lettori.
Vabbene, non era autopromozione ma cattiva recensione questo si.
Alla prossima, senza rancore :-)”

Questo è il consiglio (non richiesto) che stasera mi ha dato sul suo blog, Stefano Bonilli, fondatore del Gambero Rosso.
Me lo appunto qui, tanto per ricordarmi cosa non voglio che diventi SecondoMe.com (e per non affogare con inutili flame un post nato per altri scopi).

Caro Bonilli, voglio fare un lavoro amatoriale, serio e utile, e proprio per questo metto in rete giudizi smentiti dai miei stessi lettori.

Se volete vedere la discussione che ha portato alla chiosa, con tanto di pesci in faccia che mi sono preso dall’autore del post e dai lettori di passaggio, la trovate qui.

Per riassumerla dal mio punto di vista:

  • Come forse già sapete su www.secondome.com ho un blog dove io e alcuni amici recensiamo ristoranti e trattorie qui a Roma. Locali che sono sia postacci che posticini, e tutti con conti finali difficilmente sopra i 50 euro. Sono pochi, una settantina in tutto, ma quando li scriviamo ci mettiamo tutta la nostra passione.
  • Su Papero Giallo, il blog di Bonilli, esce un post il cui contenuto condivido.
  • Allora commento, un commento come centinaia che capita di fare sui blog, forse privo di effettiva sostanza, nel quale prima dico chi sono e cosa faccio e poi dico che sono sostanzialmente d’accordo.
  • Torno la sera a casa e scopro che il mio commento è stato considerato spam e che, tutto sommato, di ristoranti non ci capisco una mazza.
  • Rosico, più per il fatto di essere considerato uno spammer che per altro. E lo scrivo. Al che, la risposta di Bonilli.

Quello che io credo in merito non è né nuovo né originale, e si può chiamare “valorizzare le conversazioni dal basso”:
se scrivo recensioni e miei stessi lettori mi smentiscono, ne sono contento, perché dando spazio anche a voci diverse dalla mia si può creare una discussione che può far maturare un’opinione nel visitatore successivo o può contribuire a far cambiare la mia.
E ad ogni modo, soprattutto in una sedicente guida quale è il mio blog, la discussione aiuta a non “far piovere” i giudizi ma a “farli formare”.

E’ chiaro che il mio non è e forse non diventerà mai un prodotto vendibile, e proprio per questo non è valutabile con gli stessi parametri di Oggettività, Scientificità e Professionalita di una qualunque Guida Blasonata, ma non è per questo che è nato.

Quelle che ho scritto sono ovvietà. Anzi, evidentemente, no.

Alla prossima, senza rancore 🙂

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7 Comments

  1. bè, tu non ci guadagnerai na lira dal tuo sitarello, però senz’altro ci guadagnamo noi che ti seguiamo e leggiamo… lui invece dalle sue critiche e giudizi forse ci guadagna, ma senz’altro non grazie a soldi nostri…
    io andando da baffetto mi son guadagnato una serata piacevolissima, due risate in fila e dentro seduti ammassati… la pizza non l’ho trovata peggiore di molte altre schifose in giro per roma, e senz’altro è un livello che sti personaggi qui non potranno mai apprezzare. quello dei bonilli è un mondo a parte mi sa, e che per quanto possa rispettare e ammirare, di certo non invidio…

  2. Bonilli è stato sgradevole
    Resta il fatto che Baffetto fa schifo, e se un recensore scrive che è buono, beh, probabilmente non ha un palato molto allenato. E’ un McDonalds della pizza

  3. Quello che non capisco è lo scriivere che da Baffetto si possa passare una bella serata: la pizza non è buona e il servizio scortese. Non occorre essere snob o tirarsela, è solo buon senso.

  4. Mi rendo conto che il mio “a volte se la tira troppo” è più polemico di quello che intendevo ed era riferito più che altro alla reazione al commento sul suo blog. Resta il fatto che il mio giudizio sul famigerato Baffetto, non essendoci stato, si è formato grazie a tutta la discussione: dalla recensione positiva e dai commenti negativi. Dalla conversazione appunto.

  5. Ciao a tutti,
    innanzitutto perdonatemi l’assenza, ma sono stato fuori Roma e potevo solo leggere le mail senza navigare e commentare sul blog… ora cerco di fare il punto.

    Volevo rispondere sia alle osservazioni di Massimo e a Bonilli su questo post, sia ad alcune di quelle di Sigrid (cavoletto), che sul blog di Tommaso Farina ha espresso (e di questo la ringrazio) un giudizio molto articolato e analitico, sebbene critico, su SecondoMe.com.

    Il concetto che mi piacerebbe riuscire a far comprendere, perché in questo non mi sento compreso, è che la mia guida (anzi, “nostra”, perché siamo in tre-quattro amici a scrivere) non è comparabile con una Guida per il semplice fatto che è nata e sta crescendo come uno Zibaldone (ok, un po’ più sistematica di uno Zibaldone…) nel quale appuntiamo le nostre esperienze nei locali che frequentiamo e li giudichiamo senza alcuna pretesa né di esaustività, né di completezza, né, entro certi limiti, di uniformità (una delle scelte che facemmo all’inizio fu di non mettere i punteggi proprio perché non saremmo stati in grado di gestirli in modo coerente).
    In questo senso, SecondoMe.com è molto più un Blog che una Guida. E. lo dico espressamente per non creare equivoci, la “G” maiuscola non è neanche lontanamente ironica, è una constatazione e un riconoscimento della differenza esistente tra un prodotto professionale e uno amatoriale.
    Cionondimeno, sono molto fiero del mio prodotto amatoriale, che con tutti i difetti che può avere, rispecchia comunque i miei gusti e quelli dei miei amici.
    I locali che recensisco sono quelli che frequentavo quando ero studente e continuo a frequentare oggi che studente non sono più, e spaziano in una fascia che, come ho detto nel mio commento originale sul blog Papero Giallo, in generale è quella economica (o come ha appropriatamente sottolineato Sigrid, è quella bassa e medio-bassa). Può capitarmi di spendere di più al Tucano a Tavola, e può capitarmi di mangiare in modo pessimo da Peppe. Resta il fatto che a frequentare i locali di questa fascia siamo in molti, e che anche in questa fascia credo si possano fare recensioni che aiutino a discriminare un locale dall’altro. Se poi i miei gusti, come dicono Massimo e Bonilli, sono oggettivamente incondivisibili o i miei giudizi, come diceva Sigrid, sono talvolta naif, ci posso fare poco. Ci posso fare poco non perché non voglia migliorare, anzi, ma perché dare un’uniformità rispetto a parametri altri che non siano il mio gusto hic et nunc prescinde un po’ dal motivo per cui ho aperto il blog.
    Quando ho scritto il motto del blog (“Piccola guida autarchica ai ristoranti di Roma”), il termine “autarchica” avrebbe voluto avere l’accezione di “autoreferenziale”, proprio perché fa riferimento esclusivamente al mio giudizio del momento, a volte addirittura dell’umore di una certa serata. E’ professionale, tutto ciò? No, affatto. E’ divertente? Sì, a volte. E’ appagante? Sì, molto.

    Di riffa o di raffa, Baffetto sembra essere divenuto il fulcro rispetto al quale giudicare l’intero blog, e tutto sommato va bene così: prendiamolo a paradigma. Il mio giudizio rispetto a quella pizzeria parte dalla constatazione che parlando con qualunque mio amico di fuori Roma usciva fuori il nome di Baffetto. E’ il posto dove porterei la mia fidanzata per chiederle la mano? No. E’ il posto dove andrei con la mia fidanzata dopo una delle rare giornate passate a passeggiare per il Centro, di quelle giornate in cui non ti va di tornare a casa ma non ti va neppure di spendere troppi soldi per mangiare fuori perché tanto, che ci frega, basta che stiamo solo noi due e ci facciamo quattro risate? Sì, e quella sera, alle 19,40, orario impossibile per noi romani, siamo andati da Baffetto. E ci siamo divertiti a sentire la puzza di cipolla in tutto il locale. E abbiamo mangiato una pizza che ci è piaciuta. Nulla di irripetibile, per carità, ma ci è piaciuta e SIAMO STATI BENE. Siamo stati bene anche sgomitando con i vicini e facendo a sediate con le persone dietro. Ma tant’è.
    Ora, posso dire che il mio giudizio su Baffetto sia oggettivo? No. Posso difendere a spada tratta la soggettività del mio giudizio? Sì, e lo sto facendo.

    Forse mi sono dilungato un po’ troppo. Permettetemi solo una chiosa, rigorosamente fuori argomento: volevo ringraziare Tommaso Farina per i complimenti su come sono scritte alcune recensioni. Scrivo per diletto (grazie alla scrittura ho conosciuto la mia Promessa Sposa, ma questa è un’altra storia (che bello, l’auto-spam! Nel prossimo commento mi faccio un bel cazziatone!)) e ogni singolo apprezzamento mi riempie di una gioia assolutamente infantile, ma nondimeno autentica.

    A presto!!!

    Marco

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