Pasta con le polpette di uova

Tra i piatti che hanno più di altri il potere di teletrasportarmi alla mia infanzia, la pasta con le polpette di uova occupa un posto particolare, con tutto il suo carico di frittume e di calorie.

Spaghetti con le polpette di uova

Si tratta di un piatto unico pugliese piuttosto particolare: conosciutissimo a Ordona, il paese di origine di mia madre, e sconosciuto a pochi chilometri, a Foggia, conosciuto nel tarantino e sconosciuto nel brindisino e così via. Insomma, un piatto tipico atipico.

Le polpette che si inzuppano nel sugo sempre più man mano che si mangia la pasta, la difficoltà nell’avvolgere gli spaghetti a causa delle polpette, il senso di profonda soddisfazione nel fare la scarpetta nell’intingolo residuo, tutto contribuisce a un estremo godimento.

Ingredienti (2 porzioni):
Per le polpette:
2 uova
50 g mollica di pane
prezzemolo
mezzo spicchio di aglio
sale
Olio di semi di arachidi
Per la pasta:
140 g di spaghetti
400 g di polpa di pomodoro a pezzi
Basilico
aglio
olio di oliva
sale

Procedimento:
Cominciamo con l’avviare il sugo, la cui cottura si completerà durante la preparazione delle polpette: rosoliamo l’aglio in un filo di olio di oliva. Quando l’olio sarà insaporito, fuori dal fuoco aggiungere il pomodoro. Coprire e abbassare la fiamma, portando a cottura senza far addensare troppo il sugo, e aggiungendo a fine cottura qualche fogliolina di basilico per insaporire.

Nel frattempo, mettiamo a bollire l’acqua per la pasta e prepariamo le polpette: nel mixer mettete la mollica (eventualmente ammollata per una mezz’oretta nel latte e poi strizzata), il prezzemolo, mezzo spicchio d’aglio e un pizzico di sale. Sminuzzate il tutto con il mixer e quindi aggiungete le uova, mescolando per bene.

Riscaldate l’olio di arachidi, e quando sarà ben caldo tuffate il composto a cucchiaiate.

Una volta fritte le polpette, mettetele a scolare su della carta assorbente, in modo da ridurre l’olio in eccesso.

A questo punto cuocete la pasta, nel mio caso spaghetti, e procedete all’impiattamento versando un po’ di sugo sul fondo del piatto, poi mettendo 4-5 polpette ciascuno, coperte da ulteriore sugo. Condite gli spaghetti con il sugo rimanente e distribuiteli nei piatti sopra le polpette. Rifinite con ulteriore sugo (non è un piatto per stomaci deboli), del pecorino e qualche fogliolina di basilico.

Il Pan Bauletto integrale, quello buono e morbidissimo!

Il Pan Bauletto integrale in tutto il suo splendore

Sì, ok, di ricette di PanBauletti ce ne sono un trilione in giro per internet. Ma se anche fosse, che fastidio vi dà una in più? E soprattutto: perché vi dovreste privare della migliore? Quella che vi farà fare un pan bauletto integrale che resta soffice per giorni e giorni come fosse il primo?

Il Pan Bauletto integrale in tutto il suo splendore
Il Pan Bauletto integrale in tutto il suo splendore.

La magia viene da una serie di piccoli trucchi per mantenere l’umidità e far ammorbidire il più possibile la corteccia, ma soprattutto dal cosiddetto water roux, ossia un roux, un composto gelatinoso, costituito solamente da acqua e farina.

Partiamo quindi da come fare il water roux, che è una cosa banalissima:

Ingredienti per il Water Roux:
30 g di farina 00 debole (o di comunissima farina)
150 g di acqua

Procedimento per il Water Roux:
Banalissimo: si versa la farina, setacciata, in un pentolino. Mescolando continuamente con una frusta si aggiunge, a filo, l’acqua in modo da minimizzare i grumi.
Una volta finita l’acqua si mette sul fuoco, a fiamma bassa, e si mescola di continuo con la frusta.
Nel giro di 2-3 minuti vedrete il composto diventare colloso e, dopo pochi secondi molto consistente. Vi dovrete fermare quando il composto raggiungerà i 65° oppure, a occhio, quando vedrete che è diventato molto denso e la frusta lascia il segno del suo passaggio.
Spegnete allora il fuoco, fate raffreddare e avrete il vostro Water Roux bello pronto.

Veniamo ora al Pan Bauletto vero e proprio.

Ingredienti per il Pan Bauletto Integrale:
180 g di Water Roux
100 g di li.co.li. (o 5-6 grammi di lievito di birra fresco, un quarto di cubetto)
300 g di farina integrale
100 grammi di farina manitoba
200 ml di latte parzialmente scremato
30 ml di olio di semi di arachide
30 grammi di zucchero di canna
10 g di sale

Procedimento per il Pan Bauletto Integrale:
Nella planetaria con la foglia unire il Water Roux, il licoli (il mio è idratato al 130%) o il lievito di birra, il latte e lo zucchero. Far girare per un paio di minuti a bassa velocità e poi aggiungere a cucchiaiate le farine. Quando avrete finito le farine, fate impastare per 5 minuti e poi versate prima il sale e poi l’olio a filo, finché non sarà tutto incorporato. Impastate per altri 5 minuti con la foglia, poi passate al gancio e lasciate andare per ulteriori 5 minuti.

A questo punto fate le famigerate pieghe a tre. Anzi, visto che ci annoiamo, faremo le ‘arrotolature’: stendete l’impasto fino a dargli una forma tonda o rettangolare, prendete un lembo e cominciate ad arrotolare fino ad ottenere un cannolone di pasta. Schiacciatelo un po’ e arrotolatelo di nuovo a partire da una delle due punte. Fatto questo, mettetelo in una ciotola unta a riflettere per una mezz’oretta, ben chiuso, poi riprendentelo e rifate un altro giro di arrotolature: stendete, arrotolate, prendete una punta, riarrotolate e mettete a riposo per mezz’ora.
Fatto? Fatelo ancora una volta! Più arrotolate, più l’impasto incorporerà aria, il glutine si distenderà e il risultato finale sarà più areato ed elastico.

Ora fate riposare per un’oretta e poi passate a formare il pane. La procedura è quella, molto d’effetto, descritta nella ricetta da cui sono partito: dividete l’impasto in 8 parti (cosa facilissima, fate una palla e la dividete in due, poi prendete i due pezzi e li dividete in due, e quindi ri-dividete ogni pezzo in due), schiacciate e arrotolate a cannolo ogni pezzo e li mettete uno accanto all’altro in uno stampo da plum cake.

Coprite con uno straccio e mettete a lievitare fino a che non raggiungerà il bordo dello stampo. Il tempo dipende da quanto è attivo il vostro licoli e dalla temperatura. In questi giorni caldi con 4-5 ore a temperatura ambiente ce la fate. Altrimenti c’è sempre l’opzione frigo: se non avete tempo o se vedete che si sono fatte le due di notte e ancora non si è completata la lievitazione, potete mettere tutto dentro una busta di plastica e dimenticarlo per tutto il tempo che volete in frigo, sapendo che da quando lo tirerete fuori serviranno un paio d’ore per tornare a temperatura ambiente.

Quando la lievitazione sarà finita riscaldate il forno statico a 180° e fate bollire un pentolino con dell’acqua, spennellate con del latte e infornate per 30 minuti sia il pane che il pentolino, in modo da creare il vapore che contrasterà la formazione della crosta. Al momento di sfornare, munitevi di due strofinacci bianchi e avvolgete immediatamente il pane: in questo modo il calore permarrà per più tempo e il vapore ammorbidirà ulteriormente il pane.

A raffreddamento completo compiacetevi della morbidezza del pane e ricordatevi di conservarlo in una busta di plastica.

 

Smoothie mela, kiwi, cetriolo e zenzero

Non mi è chiarissimo quando abbiamo cominciato a chiamare smoothiesfrullati, ma tant’è, a quanto pare è più facile farsi capire così.

È qualche giorno che, complice il caldo, a metà pomeriggio ho iniziato a prepararmi dei frullati a base di frutta verdura e ghiaccio, abbandonando i miei pregiudizi che fin da piccolo mi imponevano di usare come base solo ed esclusivamente il latte.

Quello di oggi è sostanzialmente a base di frutta, con il cetriolo a supporto della base acquosa e le albicocche ad addolcire.

Ingredienti:
una mela
un cetriolo
un kiwi
un paio di centimetri di zenzero
5 albicocche secche denocciolate
una decina di cubetti di ghiaccio

Il risultato è delizioso e molto saziante, e penso che proseguirò nei prossimi giorni a sperimentare altre combinazioni, appuntandomi qui le ricette provate.

Convertire le ricette da pasta madre a lievito in coltura liquida (licoli)

Peso licoli = 1,5 Peso Madre \ Acqua da togliere = 2 Peso Madre

Peso licoli = 1,5 Peso Madre \ Acqua da togliere = 0.5 Peso Madre

È ormai qualche anno che utilizzo il lievito in coltura liquida, licoli per gli amici, per fare il pane ogni settimana (pssst, qui trovate la ricetta per farlo), e i motivi per cui lo uso sono sostanzialmente la praticità nei rinfreschi e la maggior resistenza quando mi dimentico di rinfrescarlo (a novembre scorso ho ripreso il licoli abbandonato in frigo da più di due mesi e si è ripreso al secondo rinfresco senza battere ciglio).

Uno dei problemi più frequenti di chi preferisce il licoli alla pasta madre sono le ricette che si trovano in rete, che spesso sono calibrate sulla seconda. Ecco allora che sorge la domanda: “ma se nella ricetta servono 100 grammi di pasta madre, quanto licoli dovrò usare?”

Per rispondere finora avevo messo a punto, come molti altri, un semplice foglio excel con cui fare il calcolo esatto della conversione. Tuttavia come soluzione è poco pratica e facilmente fa cadere nella trappola dei 3,5 grammi ossia quella particolare ossessione per cui se dal calcolo di una ricetta ti vengono fuori 83,5 grammi di farina, ti convinci che se ne pesi 80 o 85 grammi la ricetta ne verrà irrimediabilmente rovinata.

Ebbene, cari miei:  non è così, e nella strastrastragrande maggioranza dei casi un’approssimazione è più che accettabile. E allora, in quest’ottica, ho fatto due conti approssimati per calcolare al volo e a mente come convertire una ricetta con pasta madre in una con lievito liquido.

Il principio è che, a partire dal peso della pasta madre, troveremo due valori:

  • Il peso del licoli, che sarà pari a una volta e mezza il peso della pasta madre.
  • L’acqua da togliere dal resto degli ingredienti, che sarà pari a metà del peso della pasta madre.

Quindi se la ricetta prevede 80 grammi di Madre e 400 grammi di acqua, noi useremo

  • 120 grammi di licoli (80 x 1,5 = 120)
  • 360 grammi di acqua (l’acqua da togliere è 80 diviso 2 =40 e quindi quella che useremo è 400 – 40 = 360)

Con questa doppia formuletta, che è quella che ho riportato nell’immagine, potrete calcolare a mente e al volo quanto licoli dovrete usare e quanta acqua dovrete togliere per convertire la vostra ricetta.

Un modo ancora più mnemonico per ricordarla è questo: il licoli da usare è una volta e mezza la pasta madre, poi si toglie dall’acqua della ricetta una quantità pari alla differenza tra licoli e pasta madre.

NB: L’ipotesi alla base di tutto è che la pasta madre sia idratata al 50% e il licoli sia idratato al 130%

PS 1: per i più curiosi, qui ci sono i calcoli veloci che ho fatto per arrivare a quelle formule.

PS 2: Troppo pigri per fare i conti a mente? E allora usate il box qui sotto per fare il calcolo in automatico!

Fette biscottate multicereali con orzo e avena

Fette biscottate multi cerealiÈ un po’ di tempo che mi diverto a fare le fette biscottate in casa, con risultati invero assai alterni, ma dopo molte prove, questa è la ricetta che ultimamente mi sta dando le maggiori soddisfazioni.

Ingredienti:

  • 300 g lievito madre liquido idratato al 130% (vedi sotto le quantità in caso di pasta madre solida)
  • 450 di farina tipo 2
  • 80 gr di zucchero
  • 80 gr di burro
  • 1 uovo per l’impasto e uno per la rifinitura
  • 50 ml di acqua
  • 50 gr di fiocchi di avena (più un po’ per rifinire)
  • 20 g orzo solubile
  • due cucchiaini di miele
  • un cucchiaino raso di sale

In caso di utilizzo di pasta madre solida idratata al 50%, le quantità sono, 250 g di pasta madre, 400 g di farina e 150 g di acqua.

Procedimento:

Nella ciotola dell’impastatrice mettere il lievito madre ben rinfrescato e pimpante, la farina, lo zucchero, l’uovo, l’acqua a temperatura ambiente e il miele.

Impastare per una decina di minuti a velocità bassa, prima con la foglia e poi, dopo un paio di minuti, con il gancio.
Aggiungere all’impasto il burro ammorbidito in 4-5 cucchiaiate, aspettando che venga assorbito tra un cucchiaio e l’altro.
Far andare l’impastatrice per 5 minuti, poi aggiungere i fiocchi di avena e il sale e impastare ancora per altri 5-10 minuti.
A questo punto prelevare un po’ più di metà impasto e metterlo a lievitare in una ciotola. All’impasto restante aggiungere l’orzo sciolto in una lacrima (5 grammi o giù di lì) di acqua, impastando poi fino a che l’impasto sia nuovamente omogeneo.

Coprire i due impasti e lasciare lievitare fino al raddoppio.

Una volta lievitati, sgonfiare e stendere i due impasti a formare due rettangoli, sovrapporli e poi arrotolarli per il lato lungo.
Tagliare a metà il cilindro appena formato e mettere i due cilindri a lievitare in una teglia foderata da carta forno coperti da un panno.

Dopo un paio d’ore, sbattere un uovo, spennellare per bene i cilindri e decorarli con altri fiocchi di avena, poi infornare a 180° per 30-35 minuti. Come sempre, se i pani dovessero tendere a bruciare in superficie, coprire la teglia con un foglio di alluminio.

Una volta sfornato, lasciare raffreddare e poi tagliare le fette con lo spessore di circa 1 cm. Disporle quindi stese in più teglie e farle biscottare per circa 30 minuti a 130*, controllando comunque di tanto in tanto che non scuriscano troppo.

 

 

Il muesli fatto in casa

Muesli

Il muesli, sia chiaro, io l’ho sempre detestato. I fiocchi d’avena che non sanno quasi di nulla, quell’odiosissima uvetta tra l’aspro e il dolciastro, l’innata predisposizione a non amalgamarsi con la tazza di latte mattutina, tutto contribuiva a metterlo tra i primi posti dei cibi che era meglio fossero lontani dalla mia tavola.

Eppure, eppure a un certo punto, qualche mese fa, di punto in bianco ho cominciato a mangiarlo con gusto, esattamente per i motivi per cui prima lo odiavo.

Ed ecco allora la mia ricetta per farlo in casa.

Ingredienti:
200 g fiocchi di avena
200 g fiocchi di frumento
100 g crusca di avena
100 g crusca di frumento
100 g uvetta sultanina
50 g zucchero (opzionale)
50 g mandorle
50 g nocciole
la punta di un cucchiaino di cannella in polvere (opzionale)

Procedimento:
Il procedimento prevede di tostare tutti gli ingredienti secchi separatamente.

Con il forno ben caldo, a 200°, si mettono a tostare nocciole e mandorle per circa 7 minuti. Una volta che hanno preso colore, subito fuori dal forno in un piatto piano a raffreddare.

È poi la volta dei fiocchi, tutti insieme. Questi è bene che stiano circa 10 minuti, ma tenete sempre un occhio perché tra l'”appena colorato” e il “bruciato immangiabile” passa poco meno di un minuto. Inoltre, utilizzate molto il naso: è infatti impossibile che si tostino tutti, e quindi è opportuno che percepiate la prima punta di odore bruciato per sfornare. Anche questi non li fate sostare in teglia perché potrebbero nei secondi successivi bruciacchiarsi e dare un cattivo sapore al tutto. Io stendo un foglio di carta forno sul marmo e li verso immediatamente lì sopra.

Infine tocca alla crusca, che resterà per altri 6-7 minuti, eventualmente insieme a zucchero e cannella adeguatamente mischiati.
Riguardo allo zucchero, da un po’ di tempo lo trovo inutile: la tostatura infatti caramellizza gli amidi dei fiocchi e il sapore secondo me è già molto buono così.

Spegniamo il forno e procediamo all’assemblaggio: con un coltello tritiamo grossolanamente nocciole e mandorle. Se avete poco tempo potete anche farlo con un tritatutto (che sfarina molto di più, mentre a me piace sentire i pezzettoni).
In un contenitore capiente versiamo fiocchi, crusche, nocciole, mandorle e uvetta (pensavate l’avessi dimenticata, eh?), e poi mescolate per bene il tutto.

E, al mattino dopo, godetevi una buona e sana colazione!

Filone semintegrale ‘alla Bonci’

filone semintegrale

Che poi certe volte scrivere una ricetta è completamente inutile, perché in 10 minuti un video ti dice tutto, ma proprio tutto.

È il caso di questo filone, delizioso, fatto seguendo il procedimento che Bonci racconta in questo video:

http://www.youtube.com/watch?v=hzJkVbPJ5C4

Mi appunto qui le mie dosi e ingredienti lievemente modificati, e a grandi linee il procedimento, non sia mai che la Rai decida di toglierlo da Youtube.

Ingredienti:
500 g farina di tipo 2
350 g acqua minerale
80 g lievito madre
3 g lievito di birra secco
1 cucchiaino colmo di sciroppo di malto
7 g di sale

Procedimento:

Il filone è fatto senza impastatrice. Si inizia versando la farina a fontana in una ciotola, e a seguire acqua, sciroppo di malto, lievito di birra e lievito madre (idratato al 50%). Si impasta dapprima grossolanamente con una paletta di legno, aggiungendo il sale poi si fa riposare una ventina di minuti (autolisi) e quindi si prosegue, con la paletta e poi a mano fino ad avere un impasto molto molle e liscio.

Ora si rovescia su un piano infarinato, si spiana leggermente con le dita infarinate e poi si piega l’impasto su se stesso un lembo alla volta, fino a formare una palla, che andrà messa in una ciotola oliata, sigillata con pellicola e dimenticata in frigo per almeno 12 ore.

Trascorse le 12 ore, si tira fuori dal frigo per altre 2-3 ore, fino a che l’impasto non diventa il triplo di quello iniziale.

Fatto ciò, si stende l’impasto a cerchio e poi si arrotola stretto stretto a formare un filone, che verrà messo all’interno di uno stampo da plum cake foderato con uno straccio infarinato. Si ricopre con lo straccio e si attendono venti minuti, dopo di che si rovescerà l’impasto su una teglia. Con una lametta si incide la superficie e quindi in forno a 200° (dopo aver fatto scaldare alla massima temperatura) per 40 minuti nella parte più bassa del forno.

 

Pagnotta semi-integrale con grano arso e semi di girasole

Di ritorno da una settimana a Bruxelles mi sono ritrovato con la voglia di fare un po’ di pani integrali. Ma di ritorno da Bruxelles ho anche trovato qui a casa ad aspettarmi un chilo di farina di grano arso, e così ho unito il tutto in questo pane semi integrale con grano arso e semi di girasole.

Fantastico con mieli e marmellate di vario genere.

Ingredienti:

150 g lievito madre (idratazione: 55%)
250 g acqua
150 g farina integrale
150 g farina tipo 0
100 g farina di grano arso
100 g semi di girasole
20 g sale
2 cucchiaini di sciroppo di malto

Procedimento:

Io parto sempre da una madre liquida al 130%, per cui per avere i 300 g di lievito madre prendo 100 grammi di lievito in coltura liquida e faccio un piccolo panetto con 150 grammi di farina e 50 di acqua (a parte rispetto alle quantità della ricetta). Dopo qualche ora, quando è bello gonfio, ho il mio lievito madre pronto.

Il lievito va sciolto nell’acqua, cui poi si aggiungono tutte le farine, lo sciroppo e il sale. Una veloce impastata e poi a riposo a temperatura ambiente per una mezz’ora, in modo da favorire le lavorazioni successive (autolisi).

Ripreso l’impasto, lo si lavora per una decina di minuti, aggiungendo i semi di girasole e poi, a mani nude o aiutati dai tarocchi si fanno almeno tre serie di piegature su piano leggermente infarinato, finché l’impasto non diviene più consistente e asciutto.

Dopo l’ultima piegatura, si fa lievitare in ciotola coperta a temperatura ambiente per almeno 10-12 ore.

Trascorso il tempo, si riprende l’impasto, e con un ultimo paio di pieghe lo si mette in forma in una teglia, quindi via in forno a 200° per 45 minuti. Prima di infornare si spruzza dell’acqua nel forno in modo da creare un’atmosfera umida, e si ripete lo spruzzo ogni 3 minuti per tre volte. Gli ultimi dieci minuti rovesciare la pagnotta.

Una volta sfornato, mettere a raffreddare su una gratella.

Pagnotta semi integrale con semi di girasole

La pasta madre liquida, o lievito in coltura liquida che dir si voglia

La pasta madre è una gran bella cosa: utilizzando la pasta madre invece del lievito di birra il pane dura di più, è più aromatico, è più digeribile, ma almeno per me è sempre stata una dannazione.

Sì, perché nessuno ti dice, o meglio, tutti te lo dicono ma tu quando leggi le ricette non ci fai caso, che una volta prodotto il tuo panetto di pasta madre (o una volta che te lo sei fatto dare da un amico), a quel punto devi iniziare a fare i maledetti rinfreschi, ossia a tenerlo vivo, ogni due-tre giorni.

“Che sarà mai rinfrescare ogni due-tre giorni?” – direte voi – “io con Farmville, e prima ancora con il Tamagotchi, ho avuto scadenze ben più pressanti nella vita!” – e poi mi guarderete con l’aria di coloro che sanno, di coloro che possono, di coloro che sono nel Giusto.

Bene, la mia vita non è così facile, io mi dimentico le facce delle persone dieci minuti dopo averle salutate, io vado a Linate quando ho il volo da Malpensa, io esco per comprare la frutta e torno con pane, latte, prosciutto e detersivo, ma senza frutta. Insomma, per me ricordarmi ogni due-tre giorni di fare i rinfreschi alla pasta madre è un’impresa improba.

Ed è così che finora, tutte le volte che ho iniziato a fare la madre, magari ci mettevo un paio di settimane per partire da zero, acqua, farina e miele o olio, e poi mi durava un mese, massimo due, dopo di che inesorabilmente iniziava il ciclo me-lo-scordo/oggi-non-mi-va/vabbè-lo-faccio-domani che portava la pasta a seccarsi o marcire.

E poi, l’uovo di Colombo: la pasta madre in coltura liquida!

Nel giro di dieci giorni ho fatto il mio primo pane, ma la cosa fantastica non è quando usi questo lievito, ma quando non lo usi: il lievito in coltura liquida può essere tenuto in frigo e rinfrescato ogni 10-15 giorni, un intervallo decisamente più consono alla mia pigrizia.

Inoltre, i rinfreschi si fanno semplicemente con una frusta elettrica in due minuti (ma proprio due minuti, 120 secondi), e quindi sono molto più innocui per la pulizia della cucin.

Tecnicamente, il lievito in coltura liquida è un impasto di acqua e farina idratato al 130% (cioè per ogni 100 grammi di farina ci saranno 130 grammi di acqua), e per realizzarlo a partire da zero basta ricordarselo.

La ricetta qui di seguito l’ho trovata sul forum di Coquinaria:

Ingredienti primo impasto

50 g farina di forza (io uso la manitoba di Castroni, o la Lo Conte)
65 g acqua
2 cucchiaini di yogurt

con la frusta elettrica si mescolano prima acqua e yogurt (io ho messo quello fatto in casa da un paio di giorni con il mio accrocco), poi lo si lacia aperto, con un tovagliolo di carta sopra, per circa 12 ore, passate le quali verserete nel composto altri 65 grammi di acqua, frullerete per qualche secondo, verserete altri 50 grammi di farina manitoba e frullerete per due minuti, prima a velocita bassa, poi a velocità media. Poi metterete il recipiente (io uso i barattoli frigo in plastica di ikea, per capirci) chiuso nella credenza.

Fatto questo, per circa una settimana-dieci giorni occorrerà rinfrescare ogni 24 ore, con queste dosi:

200 g dell’impasto liquido
130 g di acqua
100 g farina di forza

Quindi, in definitiva, si mantiene l’idratazione al 130%. Il procedimento è quello del primo rinfresco: prima l’acqua, qualche secondo di fruste, poi farina e due minuti di fruste..

Dopo due-tre giorni ci saranno le prime bollicine, nel giro di sette-dieci giorni si formerà uno spessore di schiuma di 1-2 centimetri: quello è il segno che il lievito è attivo.

Per vedere che lo ia veramente si fa una biga: 100 grammi di lievito, 150 grammi di manitoba e 50 grammi di acqua. Si impasta per bene e poi si in luogo tiepido (io uso il forno scaldato per un minuto e mezzo ogni ora). Se nel giro di tre ora la biga è raddoppiata, bene! La si può usare per il primo pane.

Il lievito, quello liquido, a questo punto si può schiaffare in frigo. Quando lo vorrete usare basterà tirarlo fuori e fare una biga. Se avete tempo, prima di usarlo fate un rinfresco e lasciatelo 8 ore a riposare.

 

Biscotti con gocce di cioccolato da inzuppare a colazione

Qualche giorno fa è venuta a trovarci un’amica intollerante a latte e derivati e ho preparato una crostata usando della margarina. Con i 100 grammi avanzati ho deciso di fare dei biscotti da inzuppare nel latte, e prendendo spunto da questa ricetta ne è venuta fuori questa qui di seguito.

Sono biscotti goduriosi e croccanti da mangiare asciutti ma che danno il loro meglio tuffati nel latte.

Sono inoltre veri e propri bis-cotti, ossia cotti due volte: la prima per portare a cottura gli ingredienti e la seconda per asciugare il tutto.

Ingredienti:
350 g farina 00
110 g zucchero di canna
100 g  margarina
2 uova medie
50 g gocce di cioccolato
40 g latte
10 g ammoniaca per dolci
aroma vaniglia
un pizzico di sale

Procedimento:

La realizzazione è rapidissima: si scioglie innanzitutto l’ammoniaca nel latte e poi si impastano tutti gli ingredienti insieme, avendo cura di usare burro a temperatura ambiente se lo si usa al posto della margarina.

Una volta che l’impasto sia omogeneamente impastato, lo si divide in tre pezzi, che dovranno essere stesi in rotoli lunghi quanto la teglia. È un bene mettere i tre rotoli nella teglia ben distanziati, perché l’ammoniaca li fa crescere molto. Una volta adagiati in teglia, schiacciare un po’ i rotoli, in modo da ottenere delle lunghe lingue appiattite.

Spolverare, se si vuole, con zucchero di canna e infornare a 160-180° per 18 minuti, quindi tirare fuori la teglia, tagliare i rotoli a pezzi (a seconda della forma che si vuole dare ai biscotti, io ho fatto dei simil-cantucci).

A questo punto si procede alla biscottatura: lasciate raffreddare i biscotti per una decina di minuti o poco più e quindi reinfornare a 180° per altri 15 minuti (o fino al raggiungimento del grado di abbrustolimento desiderato).

Sfornate, e dopo una mezz’ora i biscotti saranno lì per voi, ad aspettare che li addentiate!

PS: Non vi spaventate per la puzza che all’apertura del forno invaderà la cucina: è l’ammoniaca ed è normale, in breve passerà. Il vantaggio di utilizzare l’ammoniaca è che al termine della cottura non lascia alcun sapore nel biscotto, a differenza del lievito per dolci, che spesso lascia una sensazione di ‘allappamento’