Il Pan Bauletto integrale, quello buono e morbidissimo!

Il Pan Bauletto integrale in tutto il suo splendore

Sì, ok, di ricette di PanBauletti ce ne sono un trilione in giro per internet. Ma se anche fosse, che fastidio vi dà una in più? E soprattutto: perché vi dovreste privare della migliore? Quella che vi farà fare un pan bauletto integrale che resta soffice per giorni e giorni come fosse il primo?

Il Pan Bauletto integrale in tutto il suo splendore
Il Pan Bauletto integrale in tutto il suo splendore.

La magia viene da una serie di piccoli trucchi per mantenere l’umidità e far ammorbidire il più possibile la corteccia, ma soprattutto dal cosiddetto water roux, ossia un roux, un composto gelatinoso, costituito solamente da acqua e farina.

Partiamo quindi da come fare il water roux, che è una cosa banalissima:

Ingredienti per il Water Roux:
30 g di farina 00 debole (o di comunissima farina)
150 g di acqua

Procedimento per il Water Roux:
Banalissimo: si versa la farina, setacciata, in un pentolino. Mescolando continuamente con una frusta si aggiunge, a filo, l’acqua in modo da minimizzare i grumi.
Una volta finita l’acqua si mette sul fuoco, a fiamma bassa, e si mescola di continuo con la frusta.
Nel giro di 2-3 minuti vedrete il composto diventare colloso e, dopo pochi secondi molto consistente. Vi dovrete fermare quando il composto raggiungerà i 65° oppure, a occhio, quando vedrete che è diventato molto denso e la frusta lascia il segno del suo passaggio.
Spegnete allora il fuoco, fate raffreddare e avrete il vostro Water Roux bello pronto.

Veniamo ora al Pan Bauletto vero e proprio.

Ingredienti per il Pan Bauletto Integrale:
180 g di Water Roux
100 g di li.co.li. (o 5-6 grammi di lievito di birra fresco, un quarto di cubetto)
300 g di farina integrale
100 grammi di farina manitoba
200 ml di latte parzialmente scremato
30 ml di olio di semi di arachide
30 grammi di zucchero di canna
10 g di sale

Procedimento per il Pan Bauletto Integrale:
Nella planetaria con la foglia unire il Water Roux, il licoli (il mio è idratato al 130%) o il lievito di birra, il latte e lo zucchero. Far girare per un paio di minuti a bassa velocità e poi aggiungere a cucchiaiate le farine. Quando avrete finito le farine, fate impastare per 5 minuti e poi versate prima il sale e poi l’olio a filo, finché non sarà tutto incorporato. Impastate per altri 5 minuti con la foglia, poi passate al gancio e lasciate andare per ulteriori 5 minuti.

A questo punto fate le famigerate pieghe a tre. Anzi, visto che ci annoiamo, faremo le ‘arrotolature’: stendete l’impasto fino a dargli una forma tonda o rettangolare, prendete un lembo e cominciate ad arrotolare fino ad ottenere un cannolone di pasta. Schiacciatelo un po’ e arrotolatelo di nuovo a partire da una delle due punte. Fatto questo, mettetelo in una ciotola unta a riflettere per una mezz’oretta, ben chiuso, poi riprendentelo e rifate un altro giro di arrotolature: stendete, arrotolate, prendete una punta, riarrotolate e mettete a riposo per mezz’ora.
Fatto? Fatelo ancora una volta! Più arrotolate, più l’impasto incorporerà aria, il glutine si distenderà e il risultato finale sarà più areato ed elastico.

Ora fate riposare per un’oretta e poi passate a formare il pane. La procedura è quella, molto d’effetto, descritta nella ricetta da cui sono partito: dividete l’impasto in 8 parti (cosa facilissima, fate una palla e la dividete in due, poi prendete i due pezzi e li dividete in due, e quindi ri-dividete ogni pezzo in due), schiacciate e arrotolate a cannolo ogni pezzo e li mettete uno accanto all’altro in uno stampo da plum cake.

Coprite con uno straccio e mettete a lievitare fino a che non raggiungerà il bordo dello stampo. Il tempo dipende da quanto è attivo il vostro licoli e dalla temperatura. In questi giorni caldi con 4-5 ore a temperatura ambiente ce la fate. Altrimenti c’è sempre l’opzione frigo: se non avete tempo o se vedete che si sono fatte le due di notte e ancora non si è completata la lievitazione, potete mettere tutto dentro una busta di plastica e dimenticarlo per tutto il tempo che volete in frigo, sapendo che da quando lo tirerete fuori serviranno un paio d’ore per tornare a temperatura ambiente.

Quando la lievitazione sarà finita riscaldate il forno statico a 180° e fate bollire un pentolino con dell’acqua, spennellate con del latte e infornate per 30 minuti sia il pane che il pentolino, in modo da creare il vapore che contrasterà la formazione della crosta. Al momento di sfornare, munitevi di due strofinacci bianchi e avvolgete immediatamente il pane: in questo modo il calore permarrà per più tempo e il vapore ammorbidirà ulteriormente il pane.

A raffreddamento completo compiacetevi della morbidezza del pane e ricordatevi di conservarlo in una busta di plastica.

 

Filone semintegrale ‘alla Bonci’

filone semintegrale

Che poi certe volte scrivere una ricetta è completamente inutile, perché in 10 minuti un video ti dice tutto, ma proprio tutto.

È il caso di questo filone, delizioso, fatto seguendo il procedimento che Bonci racconta in questo video:

http://www.youtube.com/watch?v=hzJkVbPJ5C4

Mi appunto qui le mie dosi e ingredienti lievemente modificati, e a grandi linee il procedimento, non sia mai che la Rai decida di toglierlo da Youtube.

Ingredienti:
500 g farina di tipo 2
350 g acqua minerale
80 g lievito madre
3 g lievito di birra secco
1 cucchiaino colmo di sciroppo di malto
7 g di sale

Procedimento:

Il filone è fatto senza impastatrice. Si inizia versando la farina a fontana in una ciotola, e a seguire acqua, sciroppo di malto, lievito di birra e lievito madre (idratato al 50%). Si impasta dapprima grossolanamente con una paletta di legno, aggiungendo il sale poi si fa riposare una ventina di minuti (autolisi) e quindi si prosegue, con la paletta e poi a mano fino ad avere un impasto molto molle e liscio.

Ora si rovescia su un piano infarinato, si spiana leggermente con le dita infarinate e poi si piega l’impasto su se stesso un lembo alla volta, fino a formare una palla, che andrà messa in una ciotola oliata, sigillata con pellicola e dimenticata in frigo per almeno 12 ore.

Trascorse le 12 ore, si tira fuori dal frigo per altre 2-3 ore, fino a che l’impasto non diventa il triplo di quello iniziale.

Fatto ciò, si stende l’impasto a cerchio e poi si arrotola stretto stretto a formare un filone, che verrà messo all’interno di uno stampo da plum cake foderato con uno straccio infarinato. Si ricopre con lo straccio e si attendono venti minuti, dopo di che si rovescerà l’impasto su una teglia. Con una lametta si incide la superficie e quindi in forno a 200° (dopo aver fatto scaldare alla massima temperatura) per 40 minuti nella parte più bassa del forno.

 

La pasta madre liquida, o lievito in coltura liquida che dir si voglia

La pasta madre è una gran bella cosa: utilizzando la pasta madre invece del lievito di birra il pane dura di più, è più aromatico, è più digeribile, ma almeno per me è sempre stata una dannazione.

Sì, perché nessuno ti dice, o meglio, tutti te lo dicono ma tu quando leggi le ricette non ci fai caso, che una volta prodotto il tuo panetto di pasta madre (o una volta che te lo sei fatto dare da un amico), a quel punto devi iniziare a fare i maledetti rinfreschi, ossia a tenerlo vivo, ogni due-tre giorni.

“Che sarà mai rinfrescare ogni due-tre giorni?” – direte voi – “io con Farmville, e prima ancora con il Tamagotchi, ho avuto scadenze ben più pressanti nella vita!” – e poi mi guarderete con l’aria di coloro che sanno, di coloro che possono, di coloro che sono nel Giusto.

Bene, la mia vita non è così facile, io mi dimentico le facce delle persone dieci minuti dopo averle salutate, io vado a Linate quando ho il volo da Malpensa, io esco per comprare la frutta e torno con pane, latte, prosciutto e detersivo, ma senza frutta. Insomma, per me ricordarmi ogni due-tre giorni di fare i rinfreschi alla pasta madre è un’impresa improba.

Ed è così che finora, tutte le volte che ho iniziato a fare la madre, magari ci mettevo un paio di settimane per partire da zero, acqua, farina e miele o olio, e poi mi durava un mese, massimo due, dopo di che inesorabilmente iniziava il ciclo me-lo-scordo/oggi-non-mi-va/vabbè-lo-faccio-domani che portava la pasta a seccarsi o marcire.

E poi, l’uovo di Colombo: la pasta madre in coltura liquida!

Nel giro di dieci giorni ho fatto il mio primo pane, ma la cosa fantastica non è quando usi questo lievito, ma quando non lo usi: il lievito in coltura liquida può essere tenuto in frigo e rinfrescato ogni 10-15 giorni, un intervallo decisamente più consono alla mia pigrizia.

Inoltre, i rinfreschi si fanno semplicemente con una frusta elettrica in due minuti (ma proprio due minuti, 120 secondi), e quindi sono molto più innocui per la pulizia della cucin.

Tecnicamente, il lievito in coltura liquida è un impasto di acqua e farina idratato al 130% (cioè per ogni 100 grammi di farina ci saranno 130 grammi di acqua), e per realizzarlo a partire da zero basta ricordarselo.

La ricetta qui di seguito l’ho trovata sul forum di Coquinaria:

Ingredienti primo impasto

50 g farina di forza (io uso la manitoba di Castroni, o la Lo Conte)
65 g acqua
2 cucchiaini di yogurt

con la frusta elettrica si mescolano prima acqua e yogurt (io ho messo quello fatto in casa da un paio di giorni con il mio accrocco), poi lo si lacia aperto, con un tovagliolo di carta sopra, per circa 12 ore, passate le quali verserete nel composto altri 65 grammi di acqua, frullerete per qualche secondo, verserete altri 50 grammi di farina manitoba e frullerete per due minuti, prima a velocita bassa, poi a velocità media. Poi metterete il recipiente (io uso i barattoli frigo in plastica di ikea, per capirci) chiuso nella credenza.

Fatto questo, per circa una settimana-dieci giorni occorrerà rinfrescare ogni 24 ore, con queste dosi:

200 g dell’impasto liquido
130 g di acqua
100 g farina di forza

Quindi, in definitiva, si mantiene l’idratazione al 130%. Il procedimento è quello del primo rinfresco: prima l’acqua, qualche secondo di fruste, poi farina e due minuti di fruste..

Dopo due-tre giorni ci saranno le prime bollicine, nel giro di sette-dieci giorni si formerà uno spessore di schiuma di 1-2 centimetri: quello è il segno che il lievito è attivo.

Per vedere che lo ia veramente si fa una biga: 100 grammi di lievito, 150 grammi di manitoba e 50 grammi di acqua. Si impasta per bene e poi si in luogo tiepido (io uso il forno scaldato per un minuto e mezzo ogni ora). Se nel giro di tre ora la biga è raddoppiata, bene! La si può usare per il primo pane.

Il lievito, quello liquido, a questo punto si può schiaffare in frigo. Quando lo vorrete usare basterà tirarlo fuori e fare una biga. Se avete tempo, prima di usarlo fate un rinfresco e lasciatelo 8 ore a riposare.

 

Braccio

Il lunedì sera al Pigneto è quasi tutto chiuso. O almeno, sono chiusi quasi tutti i locali che mi sono stati consigliati. La pioggia e il vento che c’erano la scorsa settimana, poi, contribuivano a uno scenario simil-post-nucleare, con quattro cani (di cui due eravamo noi) che si aggiravano per strade solitamente affollate.

Ma non deviamo: uno dei pochi locali aperti al Pigneto il lunedì notte quando piove e c’è vento è Braccio, un ristorante-wine bar piuttosto accogliente, articolato su tre piccole sale, per una trentina di posti (a occhio) complessivi.

Sin dall’inizio ci si sente coccolati, quando insieme al menu vengono offerti due piccoli pre-antipasti stuzzicanti, nel nostro caso un bocconcino di melanzane e un assaggio di quiche.

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