La pasta madre liquida, o lievito in coltura liquida che dir si voglia

La pasta madre è una gran bella cosa: utilizzando la pasta madre invece del lievito di birra il pane dura di più, è più aromatico, è più digeribile, ma almeno per me è sempre stata una dannazione.

Sì, perché nessuno ti dice, o meglio, tutti te lo dicono ma tu quando leggi le ricette non ci fai caso, che una volta prodotto il tuo panetto di pasta madre (o una volta che te lo sei fatto dare da un amico), a quel punto devi iniziare a fare i maledetti rinfreschi, ossia a tenerlo vivo, ogni due-tre giorni.

“Che sarà mai rinfrescare ogni due-tre giorni?” – direte voi – “io con Farmville, e prima ancora con il Tamagotchi, ho avuto scadenze ben più pressanti nella vita!” – e poi mi guarderete con l’aria di coloro che sanno, di coloro che possono, di coloro che sono nel Giusto.

Bene, la mia vita non è così facile, io mi dimentico le facce delle persone dieci minuti dopo averle salutate, io vado a Linate quando ho il volo da Malpensa, io esco per comprare la frutta e torno con pane, latte, prosciutto e detersivo, ma senza frutta. Insomma, per me ricordarmi ogni due-tre giorni di fare i rinfreschi alla pasta madre è un’impresa improba.

Ed è così che finora, tutte le volte che ho iniziato a fare la madre, magari ci mettevo un paio di settimane per partire da zero, acqua, farina e miele o olio, e poi mi durava un mese, massimo due, dopo di che inesorabilmente iniziava il ciclo me-lo-scordo/oggi-non-mi-va/vabbè-lo-faccio-domani che portava la pasta a seccarsi o marcire.

E poi, l’uovo di Colombo: la pasta madre in coltura liquida!

Nel giro di dieci giorni ho fatto il mio primo pane, ma la cosa fantastica non è quando usi questo lievito, ma quando non lo usi: il lievito in coltura liquida può essere tenuto in frigo e rinfrescato ogni 10-15 giorni, un intervallo decisamente più consono alla mia pigrizia.

Inoltre, i rinfreschi si fanno semplicemente con una frusta elettrica in due minuti (ma proprio due minuti, 120 secondi), e quindi sono molto più innocui per la pulizia della cucin.

Tecnicamente, il lievito in coltura liquida è un impasto di acqua e farina idratato al 130% (cioè per ogni 100 grammi di farina ci saranno 130 grammi di acqua), e per realizzarlo a partire da zero basta ricordarselo.

La ricetta qui di seguito l’ho trovata sul forum di Coquinaria:

Ingredienti primo impasto

50 g farina di forza (io uso la manitoba di Castroni, o la Lo Conte)
65 g acqua
2 cucchiaini di yogurt

con la frusta elettrica si mescolano prima acqua e yogurt (io ho messo quello fatto in casa da un paio di giorni con il mio accrocco), poi lo si lacia aperto, con un tovagliolo di carta sopra, per circa 12 ore, passate le quali verserete nel composto altri 65 grammi di acqua, frullerete per qualche secondo, verserete altri 50 grammi di farina manitoba e frullerete per due minuti, prima a velocita bassa, poi a velocità media. Poi metterete il recipiente (io uso i barattoli frigo in plastica di ikea, per capirci) chiuso nella credenza.

Fatto questo, per circa una settimana-dieci giorni occorrerà rinfrescare ogni 24 ore, con queste dosi:

200 g dell’impasto liquido
130 g di acqua
100 g farina di forza

Quindi, in definitiva, si mantiene l’idratazione al 130%. Il procedimento è quello del primo rinfresco: prima l’acqua, qualche secondo di fruste, poi farina e due minuti di fruste..

Dopo due-tre giorni ci saranno le prime bollicine, nel giro di sette-dieci giorni si formerà uno spessore di schiuma di 1-2 centimetri: quello è il segno che il lievito è attivo.

Per vedere che lo ia veramente si fa una biga: 100 grammi di lievito, 150 grammi di manitoba e 50 grammi di acqua. Si impasta per bene e poi si in luogo tiepido (io uso il forno scaldato per un minuto e mezzo ogni ora). Se nel giro di tre ora la biga è raddoppiata, bene! La si può usare per il primo pane.

Il lievito, quello liquido, a questo punto si può schiaffare in frigo. Quando lo vorrete usare basterà tirarlo fuori e fare una biga. Se avete tempo, prima di usarlo fate un rinfresco e lasciatelo 8 ore a riposare.

 

Fiori di zucca fritti alla romana

Non friggo molto a casa, anzi, a dirla tutta nell’ultimo anno avrò fritto quattro o cinque volte. Eppure per questa ricetta ho fatto un’eccezione: i fiori di zucca ripieni sono una delle gioie della vita, e la gioia è suddivisa in parti uguali tra il ripieno, che deve essere filante ma non acquoso, e la pastella, che deve essere fragrante ma non zuppa d’olio.

(poi un giorno, quando avrete tempo, mi spiegherete per quale diavolo di motivo si chiamano fiori di zucca e non fiori di zucchina, visto che sono proprio i fiori della zucchina romana)

Ecco come li preparo io, la ricetta è presa da Di pasta impasta:

Ingredienti:
10 fiori di zucchina
1 fiordilatte da 350 g
una decina di alici sott’olio
200 g farina
230 g acqua frizzante o birra
1 cucchiaio di olio
1 tuorlo
1 albume
5 g lievito in polvere

Innanzitutto è fondamentale che il fiordilatte o la mozzarella siano molto asciutti, altrimenti durante la frittura rilasciano molta acqua e boicottano dall’interno la croccantezza finale. Per questo motivo è necessario che chiediate al vostro salumiere, casaro o dovunque altro voi facciate la spesa, che vi diano un bel fiordilatte sodo e asciutto. Qui a Roma si dovrebbe trovare anche la cosiddetta ‘provatura’ che è di fatto più consistente di un comune fiordilatte (questa l’ho detta perché va di moda tirarsela con gli ingredienti: io tutte le volte che ho chiesto la provatura mi hanno guardato come se stessi chiedendo una fetta spessa di sarchiapone).

Se non è molto asciutto, ricordatevi di affettare il fiordilatte in bastoncini (tali che possano entrare nei fiori che avete a disposizione) dalla sera prima, e poi mettete scoperto in frigorifero per la notte.

Attenzione: vi serviranno molto meno di 350 grammi per riempire i fiori, ma ho portato in conto che quando aprirete il fiordilatte, la capoccia se ne andrà via senza che neppure ve ne accorgiate, poi una fetta interna che fai? Non la assaggi? E di là, nel salone dove sta Paola, non la porti? Insomma, ci siamo capiti!

La pastella, come immaginerete, è fondamentale per la resa complessiva. Questa riportata qui è divina. Il procedimento è facile: mescolate la farina con il lievito, il tuorlo, l’uovo e l’acqua frizzante fino a ottenere un impasto consistente, che lascerete poi a riflettere su se stesso per una mezz’ora.

Ah, nell’impasto se volete e ve ne ricordate potete anche mettere un po’ di pepe. Io vorrei tanto metterlo, ma ogni santa volta lo dimentico.

Mentre attendete mezz’ora non potrete stare con le mani in mano, infatti avrete da pulire i fiori, che vanno spuntati dal gambo e dalle punte verdi esterne alle foglie, poi vanno passati DELICATAMENTE sotto l’acqua, e DELICATAMENTE riempiti e svuotati d’acqua all’interno. Per il pistillo interno ci sono due scuole, quella che lo elimina, inserendo delicatamente le dita nel fiore senza romperlo altrimenti poi è difficile ricomporlo, e quella degli scansafatiche come me, che lo lasciano perché tanto non influisce sul sapore. Una volta lavati, scuoteteli dolcemente e fateli un po’ asciugare.

Nel frattempo non sarà ancora passata la mezz’ora, e allora mettete l’albume in una ciotolina e montate a neve come se non esistesse un domani.

A questo punto la mezz’ora, e forse anche di più, sarà abbondantemente passata. È arrivato il momento di riprendere l’impasto e mescolarlo, aiutandovi con un cucchiaio di legno, con l’albume.

Passiamo a riempire i fiori, ognuno con un pezzo di mozzarella e un filetto di alice.

Scaldiamo l’olio di arachidi, e una volta pronto prendiamo uno ad uno i fiori, li immergiamo nella pastella in modo che ne siano totalmente avvolti (grazie all’albume montato, la pastella sarà molto vaporosa) e poi li tuffiamo a friggere, finché saranno ben dorati.

Prima del servizio, metteteli ad asciugare su un foglio di carta per fritti o di carta assorbente.

Enjoy!

Biscotti con gocce di cioccolato da inzuppare a colazione

Qualche giorno fa è venuta a trovarci un’amica intollerante a latte e derivati e ho preparato una crostata usando della margarina. Con i 100 grammi avanzati ho deciso di fare dei biscotti da inzuppare nel latte, e prendendo spunto da questa ricetta ne è venuta fuori questa qui di seguito.

Sono biscotti goduriosi e croccanti da mangiare asciutti ma che danno il loro meglio tuffati nel latte.

Sono inoltre veri e propri bis-cotti, ossia cotti due volte: la prima per portare a cottura gli ingredienti e la seconda per asciugare il tutto.

Ingredienti:
350 g farina 00
110 g zucchero di canna
100 g  margarina
2 uova medie
50 g gocce di cioccolato
40 g latte
10 g ammoniaca per dolci
aroma vaniglia
un pizzico di sale

Procedimento:

La realizzazione è rapidissima: si scioglie innanzitutto l’ammoniaca nel latte e poi si impastano tutti gli ingredienti insieme, avendo cura di usare burro a temperatura ambiente se lo si usa al posto della margarina.

Una volta che l’impasto sia omogeneamente impastato, lo si divide in tre pezzi, che dovranno essere stesi in rotoli lunghi quanto la teglia. È un bene mettere i tre rotoli nella teglia ben distanziati, perché l’ammoniaca li fa crescere molto. Una volta adagiati in teglia, schiacciare un po’ i rotoli, in modo da ottenere delle lunghe lingue appiattite.

Spolverare, se si vuole, con zucchero di canna e infornare a 160-180° per 18 minuti, quindi tirare fuori la teglia, tagliare i rotoli a pezzi (a seconda della forma che si vuole dare ai biscotti, io ho fatto dei simil-cantucci).

A questo punto si procede alla biscottatura: lasciate raffreddare i biscotti per una decina di minuti o poco più e quindi reinfornare a 180° per altri 15 minuti (o fino al raggiungimento del grado di abbrustolimento desiderato).

Sfornate, e dopo una mezz’ora i biscotti saranno lì per voi, ad aspettare che li addentiate!

PS: Non vi spaventate per la puzza che all’apertura del forno invaderà la cucina: è l’ammoniaca ed è normale, in breve passerà. Il vantaggio di utilizzare l’ammoniaca è che al termine della cottura non lascia alcun sapore nel biscotto, a differenza del lievito per dolci, che spesso lascia una sensazione di ‘allappamento’

Granola fatta in casa

La granola è uno di quegli sfizi che fatti in casa danno tantissima soddisfazione con pochissimo sforzo. Oramai a colazione, insieme allo yogurt o nel latte è un componente indispensabile.

Questa ricetta è solo quella di base, gli aromi sono variabili a piacere: qui c’è solo cannella, ma si potrebbe aggiungere cacao, orzo o caffè in polvere. E allo stesso modo si possono variare i cereali (l’orzo soffiato al posto del riso è eccezionale) o aggiungere ingredienti come mandorle, nocciole, uvetta, cioccolato o semi vari, stando sempre attenti perché in questo modo le calorie aumentano vertiginosamente.

Insomma, questa ricetta è solo un metodo, il limite è la fantasia: per parte mia, appena arriverà l’autunno voglio provare a fare la granola salata per usarla sulle zuppe.

Ma veniamo alla ricetta:

Ingredienti:
250 g di fiocchi di frumento (ma vanno bene anche di segale, di avena o altro)
120 g riso soffiato senza zucchero
100 g di crusca di avena (in alternativa, germe di grano, crusca di frumento o altri fiocchi)
200 g farina 00
60 g (3 cucchiai) di zucchero
mezzo cucchiaino di sale
200 g acqua
100 g olio di semi di girasole o arachide

Procedimento:
Il procedimento è semplicissimo.

In una ciotola versare tutti gli ingredienti secchi: fiocchi, riso, crusca, farina, sale, cannella e zucchero e mescolare il tutto velocemente aiutandosi con un cucchiaio o con le mani.

In una brocca, mescolare l’acqua e l’olio, e poi versare il tutto nella ciotola. Far impregnare il tutto impastando velocemente con le mani. In questo modo la farina e l’acqua formeranno il collante tra i fiocchi, che poi verrà fatto seccare nel forno.

Versare il composto in una teglia capiente coperta di carta forno e infornare per 30 minuti circa a 180°. A metà cottura, dopo 15 minuti, estrarre la teglia e rivoltare con l’aiuto di una paletta la granola, in modo che la cottura sia più uniforme.

Al termine della cottura far raffreddare all’aria e poi inscatolare.

Nota: è possibile sostituire lo zucchero con dello sciroppo d’acero. In questo caso si useranno 100 g di sciroppo, e si ridurrà l’acqua a 100 grammi.

Nota 2: se volete divertirvi aggiungete a piacere 50 grammi di mandorle a filetti, granella di nocciola, semi di zucca, sesamo e/o lino, uvetta, gocce di cioccolato.

 

Kebab fatto in casa, la ricetta definitiva!

Era molto tempo che mi volevo cimentare in un kebab fatto in casa. Ho provato varie ricette, ma niente mai si era anche solo avvicinata a un ‘vero’ kebab (dove per vero decidete voi cosa intendere.

Qualche giorno fa, infine, ho trovato questa ricetta. Opportunamente modificata, ho ottenuto il miglior kebab che abbia mai fatto!

L’idea è quella di fare tutto in casa: carne, pane e salsa tahine, e devo dire che, nonostante pensassi il contrario, il tutto è piuttosto semplice e lineare, anche se un po’ lungo.

Il risultato, comunque, compensa appieno lo sforzo.

 

Partiamo dalla ricetta della salsa, la più semplice

 

Salsa Tahine Scura

Ingredienti: 

100 g semi di sesamo
50 g olio di semi di girasole
50 g di acqua
1/4 di cucchiaino di sale

Procedimento:

In un padellino antiaderente, far scaldare i semi di sesamo muovendoli continuamente fino a quando non iniziano a scoppiettare. A quel punto togliere la padella dal fuoco e lasciar raffreddare. Muovere ogni tanto, per qualche minuto i semi continueranno a tostarsi.

Una volta raffreddati, nel bicchiere del frullatore a immersione (o di un frullatore tradizionale) versare i semi, l’olio, il sale e una parte dell’acqua. Frullare e aggiungere pian piano l’acqua fino ad avere una consistenza cremosa.

Tutto qui! Versare in una ciotola e mettere al fresco.

 

Per il pane, anche qui la ricetta è molto semplice, anche se un po’ lunga.

Pane per kebab

Ingredienti:

500 g di farina 00
300 ml di acqua
50g olio di oliva
mezzo cubetto di lievito di birra
1 cucchiaino di sale

Procedimento:

Si impasta tutto, e si mette a lievitare al caldo per un’ora o fino al raddoppio. Poi si fanno 10 palline e si rimette il tutto a lievitare per un’altra mezz’ora.
A questo punto si stendono le palline in sfoglie sottili sottili e si cuociono su una padella rovente un minuto, un minuto e mezzo per lato (in alternativa si possono cuocere per 2-3 minuti al massimo nel forno a 200°.

Man mano che sono pronte di mettono avvolte in un panno per tenerle morbide.

E veniamo al principe della ricetta, la carne.

Ho usato carne di agnello, ma in futuro proverò con un misto con pollo (le sovracosce, che sono un po’ più grasse) o anche con il pesce, cernia e persico, come insegna il Kebabbaro di via Valenziani qui a Roma.

Carne per kebab

Ingredienti (per 4 persone):

1 kg di coscio di agnello
2 cucchiai di cumino
1 cucchiaio di coriandolo
tre bacche di cardamomo
un pizzico di noce moscata
uno spicchio di aglio
mezzo bicchiere di aceto bianco (o di mele)
1 bicchiere di vino bianco
pepe
sale
1 pomodoro rosso
5 cipolle piccole
1 peperone rosso (nelle foto ho usato i peperoncini verdi)

Procedimento:

Al mattino in una scodella mettere a marinare la carne, tagliata a pezzettini piccolissimi, con tutte le spezie: sale, pepe, cumino, coriandolo, cardamomo (le bacche di cardamomo vanno aperte e bisogna prendere i semini neri all’interno), noce moscata e cannella. L’aglio va tritato, ma visto che a Paola non piace molto l’ho fatto in 5 fettine, in modo da toglierlo alla fine della marinatura. Versare sul tutto aceto e vino, mescolare, coprire con pellicola trasparente e dimenticarlo in frigo per almeno 3 ore (si può prolungare fino a 24 ore, più tempo passa, migliore è il risultato).

Accendere per tempo il forno a 200°. Alla fine della marinatura, scolare la carne (CONSERVANDO IL LIQUIDO!!!) e versarlo nella carta alluminio insieme al pomodoro, svuotato e fatto a cubetti, al peperone a pezzetti e alle cipolle divise in 4,

 

Quindi arrotolare il tutto, chiudendo per bene in modo che in cottura non escano i liquidi.

Infornare in una teglia, mettendo sotto un foglio di carta forno che tornerà utile nei passaggi successivi.

Dopo circa 20-25 minuti aprire il cartoccio

 

e togliere la carta alluminio, mettendo tutto sulla carta forno. Versare tutta la marinata speziata sulla teglia e infornare con il grill acceso e posizionando il più in alto possibile la griglia. Lasciare andare per 10-15 minuti.

E tutto è pronto!

A questo punto basterà comporre prendendo una focaccina, mettendo un po’ di insalata, un po’ di carne, della salsa tahine e, se piace, dello yogurt greco.

Arrotolare aiutandosi con della carta alluminio, in modo da non far colare tutto mentre si mangia!

Enjoy!

Mini muffin banana e noci

Sono da poco tornato dagli Stati Uniti e i muffin banana e noci, che avevo sempre scioccamente snobbato, mi hanno stregato. È così arrivato il momento di usare per la prima volta la teglia per mini muffin di IKEA, con tanto di pirottini, che avevo comprato più di un anno fa.

Risultato ottimo e ricetta semplicissima.

 

 

 

Ingredienti
Ingredienti secchi:
250 g di farina 00
125 g di zucchero di canna
90 g di noci spezzettate grossolanamente
2 cucchiaini rasi di bicarbonato di sodio
1 cucchiaino raso di sale

Ingredienti liquidi:
300 g di banane mature
125 ml di olio di mais
50 g di latte
1 uovo medio

Procedimento
Il procedimento è molto semplice, come per tutti i muffin. Continue reading “Mini muffin banana e noci”

Roma per i ghiotti nel Weekend 27-29 gennaio 2012

Due appuntamenti da gustare in questo weekend a Roma.

Rogue Beer Festival alla Brasserie 4:20

Venerdì e sabato alla Brasserie 4:20 (in via Portuense 82 – 0658310737) si degusteranno 11 birre ROGUE direttamente dall’Oregon, per la prima volta in italia alla spina:

  • American Amber Ale
  • John John Hazelnut
  • Chatoe Good Chit Pilsner
  • Dead Guy Ale
  • Brutal Ipa
  • Hazelnut Brown Nectar
  • Morimoto Sob
  • Yellow Snow Ipa
  • Mocha Porter
  • Chocolate Stout
  • XS Imperial McRogue Scotch Ale

Le Birre verranno servite in bicchieri da 25cl a 4 euro. Il festival avrà inizio alle 21:00 e terminerà alle 4:00.

Sabato 28 gennaio, inoltre, una tradizione della Brasserie: la Vip BBQ Session Pomeridiana, dalle 12.30 alle 16.00. Specialità barbecue di carne e vegetariane, con in più le birre del Festival. I posti per la Session sono limitati, prenotazione obbligatoria.

Cena toscana da Pepe e Marmellata

Questa sera, venerdì 27, presso il grazioso bistrot Pepe e Marmellata (via dei Monti di Creta 31 – 06 6622027) si terrà una cena tipica toscana. Questo il menu proposto:

Antipasto: Polentina croccante con porcini, crostino al tartufo,salumi
Primo: Tagliatelle al ragù di cinghiale
Secondo: Stracotto al sangiovese grosso con patatine novelle
Dolce: Panna cotta al cioccolato – Vin Santo con cantucci
Una bottiglia di vino rosso

Il tutto a 28 Euro a persona. Per prenotazioni, chiamare il locale.

Single Hop Festival – Degustazione di birre al 4:20 – Venerdì 25 e Sabato 26 novembre 2011

Non vi siete ancora organizzati per il weekend? Ho ricevuto un paio di giorni fa questa segnalazione da parte della Brasserie 4:20 vicino Porta Portese(non la conoscete? Male, malissimo! A breve posterò una recensione) e mi piace condividerla con voi.

Si tratta di due eventi in due giorni all’insegna delle Indian Pale Ale brassate dal birraio danese Mikkeller.

Single Hop Festival Venerdì 25 e Sabato 26 Novembre

Nei due giorni del Festival saranno in degustazione, a 4,50 Euro l’una, ben 10 IPA Single Hop di Mikkeller, tutte identiche nela ricetta tranne che per un unico dettaglio: sono birrificate usando un unico luppolo (da cui il nome “single hop”) differente per ognuna.

Di fatto è un’occasione unica per scoprire quanto la qualità e tipologia di luppolo, ceteris paribus, influisca sul risultato organolettico finale.

Vip BBQ Session pomeridiana – Sabato 26 Novembre

Nell’ambito del festival è prevista anche, per Sabato 26 dalle 12 alle 16, un barbecue all’aperto seduti nell’ampia terrazza del 4:20.

Oltre alla possibilità di degustare le birre del festival, verranno serviti piatti di carne e e vegetariani cucinati al barbecue e cucinati per oltre dodici ore negli affumicatori del locale. Il tutto accompagnato dalle Signature BBQ Sauce  dal 4:20.

Io penso di farci un salto!

Per prenotare o per maggiori informazioni:

Brasserie 4:20
Via Portuense 82 (mappa)
+39 0658310737
tecnobirra420@gmail.com

Zuppa di broccoli e arzilla

Succede che vivi per 35 anni a Roma e non conosci, non hai mai mangiato e non hai mai preparato un piatto tradizionale, come la minestra di broccoli e arzilla con la pasta.

Succede che per un motivo o per l’altro questo piatto, di cui non sospettavi neppure l’esistenza, improvvisamente viene nominato per tre-quattro volte nel giro di pochi giorni in contesti diversissimi.

Succede allora che quando passi davanti alla pescheria sotto casa e trovi in bella mostra tre arzille decidi che i segnali sono sufficienti, e ti decidi a preparare questa benedetta ricetta.

Deliziosa, la propongo qui senza pasta e con il pesce incorporato nella minestra, tanto per andare incontro alla necessità di ridurre i carboidrati in tempo di dieta.

Ingredienti per due persone:
6-700 grammi di arzilla (che poi sarebbe la razza). Per due persone, il pescivendolo me ne ha data mezza
1 broccolo romano
1 acciuga dissalata (io ho usato la pasta d’acciughe)
3 pomodori pelati
1 carota
1 cipolla
1 gambo di sedano
1 mazzetto di prezzemolo
1 spicchi di aglio
1 bicchiere di vino bianco
Olio, sale

Preparazione:
Pulire l’arzilla e farla a pezzi. Si può chiedere al pescivendolo di farlo per voi, io l’ho fatta anche spellare.

In una pentola mettete 3 litri d’acqua, la carota, il sedano e la cipolla a pezzi e i gambi del prezzemolo. Aggiungere la razza e poco sale grosso. Cuocete per una mezz’ora dall’ebollizione.

Nel frattempo, far scaldare in un tegame capace un po’ d’olio (noi siamo a dieta, e per due persone ho messo 3 cucchiaini) e fare soffriggere lo spicchio d’aglio schiacciato. Aggiungere l’acciuga a pezzetti, o la pasta di acciughe e versare il vino man mano, fino a far sfaldare l’acciuga.
Unire i pomodori pelati a pezzetti e far andare.
Lavare e tagliare le cimette del broccolo, aggiungendole al sughetto. Se si seccasse, aggiungere un mestolo di brodo filtrato con un colino stretto.

Intanto il brodo si sarà ridotto a circa la metà. Prelevare l’arzilla e staccare la polpa dalle spine e dalla carcassa, riaggiungendo queste ultime al brodo man mano che saranno pulite (in modo che continuino a rilasciare sapore).

Spezzettare e sbriciolare la polpa in un piatto. Una volta finito, spegnere il brodo e aggiungerlo, sempre passandolo dal colino, al tegame con i broccoli. Aggiungere anche l’arzilla a pezzetti e far cuocere per altri 15-20 minuti.

Finita la cottura, lasciar riposare una decina di minuti e poi servire.

La bistecca di pollo – Video ricetta

Bistecca di pollo

Bistecca di pollo Da quando, qualche settimana fa, la Signora Maria mi ha detto di aver mangiato delle “bistecche di pollo” comprate già fatte da un macellaio qui a Roma, non mi sono dato pace finché non sono riuscito a riprodurle.

La descrizione è banale, perché basta prendere una sovracoscia di pollo, disossarla, spellarla, aprirla a libretto e batterla.

L’esecuzione un po’ meno, ed è per questo che per la prima volta mi sono lanciato in una video-ricetta.

E allora, bando alle ciance. Ecco qui il video!

Per la preparazione, finora l’ho provata ai ferri in modo tradizionale (ed è davvero gustosa perché la carne della sovracoscia è molto succosa e tenera), sia ricoperta di pan grattato prima della cottura. A breve la proverò con farina e limone.

La procedura è un po’ laboriosa, ma il gusto finale è davvero strepitoso.

Enjoy!

Per la musica nel video Creative Commons License Awel by stefsax is licensed under a Attribution.