La ‘mezza torta’ di compleanno (e un trucco per la crema pasticcera)

È passato molto tempo dall’ultima volta che ho fatto una torta decorata, e così quando Paola mi ha chiesto di farle una ‘torta speciale’ per il suo compleanno pensavo di fare un qualcosa di molto semplice. Solo che poi da cosa è nata cosa, e complice un errore madornale, una lievitazione in forno pessima, ne è venuta fuori l’idea di fare una torta decorata tagliata a metà, come fosse già stata tagliata.

L’impasto di base è la Madeira Cake, una base molto consistente che ben si presta ad essere usata per questo tipo di preparazioni. La farcitura è di crema pasticcera, preparata con il cosiddetto metodo Montersini che non conoscevo e che invece rende estremamente semplice fare una crema senza grumi e senza necessità di mescolare a lungo. L’interno è rivestito con panna montata e poi coperto con glassa fondente colorata.

Qui di seguito, la preparazione  e le ricette. Continue reading “La ‘mezza torta’ di compleanno (e un trucco per la crema pasticcera)”

La Fucina

La Fucina

La Fucina“Venti euro per una pizza??? Ma siamo impazziti???”

Più o meno è questa la reazione media di coloro che sentono parlare della pizzeria “La Fucina”. In effetti la cifra è astronomica, quasi imbarazzante, già i 6 euro per una margherita ci sembrano un’enormità…
La Fucina però non è una pizzeria come le altre. E’ un’esperienza da fare.

La formula cardine del locale è la “degustazione”: si va con 2,3,4, n amici e ognuno sceglie una pizza diversa. Le pizze vengono servite a tavola una alla volta, già tagliate a spicchi, in modo che ognuno ne possa degustare una fetta. In questo modo, alla fine della cena, ognuno avrà mangiato l’equivalente di una pizza, ma assaggiandone tanti tipi diversi.

Altra particolarità è il menu, che non prevede fritti (di alcun tipo, nemmeno i supplì!) – bruschette – pizzelle o altri antipasti-sfizi-amenità varie. Solo pizze, vini/birre (artigianali) e dolci. Continue reading “La Fucina”

Pesciolino al Trionfale

Cozze Gratinate al Pesciolino

Cozze Gratinate al PesciolinoÈ bello scoprire un nuovo ristorante, essere i primi a provarlo e poter così spargere la voce tra i propri amici. Con il Pesciolino, però, arrivo con almeno due anni di ritardo.

L’ho provato solo qualche sera fa, dopo che la mia amica Tania me ne aveva in varie occasioni cantato le lodi. Cosa ha di speciale il Pesciolino? Ha di speciale che i proprietari gestiscono uno dei banchi di pescheria del vicinissimo Mercato Trionfale, e quindi i piatti che vengono serviti sono tutti estremamente freschi e selezionati con l’esperienza di chi da sempre lavora nel settore.

Benché sia aperto ormai da un paio di anni, dall’esterno sembra che ancora non si siano completati i lavori di avvio, al posto dell’insegna c’è solo il nome scritto sul vetro della porta di ingresso, ma una volta dentro non si può non apprezzare l’ariosità degli alti soffitti a volta e la luminosità dell’ambiente.

Estremamente fresco e cordiale il servizio, forse un po’ poco curato il menu, stampato su fogli sparsi offerti su cartelle da presentatore, ma sono dettagli.

Quanto alla cena, eravamo in sei e la cameriera ci ha portato una carrellata di tutti gli antipasti:

  • l’Antipasto Caldo è quello che più mi è piaciuto ed è composto da un millefoglie di patate e gamberi con vellutata di fiori di zucca e zafferano, molto delicato e sfizioso, una parmigiana di mare (non segnalata in menu, io l’ho battezzata così), delle superlative bruschette di vongole e cappesante, cozze gratinate e una frittura mista con lattarini e polpettine di pesce
  • a seguire, l’antipasto freddo, con un’insalata di seppie, una più classica insalata di mare e degli involtini di melanzane ripieni di pesce. Ora, io le melanzane le adoro, e con il pesce non avevo mai pensato di mangiarle. Solo per questo ho un debito morale con il Pesciolino
  • infine, l’antipasto marinato, forse più anonimo rispetto al resto, ma comunque molto equilibrato e delicato nei sapori, con del salmone, del carpaccio di spigola e soprattutto delle ottime alici

Tanto per non farci mancare nulla, ci siamo anche presi un’ostrica per uno.

A seguire, abbiamo provato un paio di primi, ambedue molto convincenti: una calamarata di calamari, vongole, fiori di zucca, zucchine e pomodori freschi, nella quale l’accostamento dei calamari alle zucchine è particolarmente azzeccato, e un entusiasmante piatto di spaghetti con sarde, pomodoro fresco e pecorino. Il pecorino con le sarde ci sta bene. Ma tanto.

Purtroppo non ce l’abbiamo fatta a provare anche i secondi, ma questa sarà un’ottima scusa per tornare.

Abbiamo chiuso il pasto con delle fragole con gelato alla crema, che in questo periodo non fanno mai male.

Il conto, in sei persone e con una bottiglia di Vermentino di Sardegna Villa Solais 2009, è stato di circa 35 Euro a persona. Non economico ma sicuramente più che adeguato al livello della cucina. Soprattutto, siamo usciti con il desiderio di tornare presto per provare gli altri piatti, e questo non mi capita spesso.

Dolce Idea – Fascino Napoletano

Dolce Idea by Fascino Napoletano

Dolce Idea by Fascino NapoletanoGrazie ad un “aperitivo cioccolatoso” organizzato dai proprietari e aperto gratuitamente a tutti, la scorsa settimana ho conosciuto la cioccolateria Dolce Idea – Fascino Napoletano.

Nati per difendere e diffondere la tradizione cioccolataia partenopea e guidati dal maestro cioccolataio Gennaro Bottone, i punti vendita Dolce Idea, con sei sedi tra Napoli, Roma e Avezzano, trovano nel negozio di via Tolemaide un ottimo esempio di come si possano coniugare gastronomia, cultura e senso del bello.

Il negozio è articolato su tre piccole sale, delle quali la prima è la più importante, da scoprire palmo per palmo. La fa da padrone il banco con cioccolatini e praline, 58 tipi dice il bigliettino da visita. A vederlo è un tripudio, io ho provato le ottime scorzette di arancia ricoperte di fondente (una mia dannazione che mi segue dal mio primo viaggio in Belgio), il conetto cialda, piccolo cono di cialda ripieno di cioccolato alla gianduia, il conetto di cioccolato al latte con ganache al cappuccino, i classici truffes e vari tipi di cremino (questi ultimi davvero deliziosi). Un trucco: prima di andare, visitate il loro sito e preparatevi su quali cioccolatini degustare: 58 tipi sono davvero molti e rischiereste di farvi sfuggire proprio quello che più vi sarebbe piaciuto provare.

Ma non di sole praline e cioccolatini si vive, e allora gironzolando si trovano dalle sculture in cioccolato ai liquori tradizionali sorrentini, da una selezione  di ceramiche di Vietri a creme di nocciola e  marmellate. Il consiglio è quello di entrare e curiosare.

La seconda saletta è dominata da una libreria, una parete di libri di piccoli editori campani da acquistare o da leggere liberamente seduti a uno dei 4 tavolini, dove è possibile anche degustare, in stagione, una cioccolata calda.

L’ultima è la “Sala Liberty”, con vetrate in stile Liberty (appunto), dove si svolgono presentazioni, eventi culturali e aperitivi, come quello cui ho partecipato io.

Io sono rimasto molto soddisfatto, fatemi sapere cosa ne pensate voi!

[Disclaimer: sono amico di uno dei gestori, che ho conosciuto qualche settimana fa. Questo post nasce per mia iniziativa e la recensione non è stata né richiesta né caldeggiata]

Braccio

Il lunedì sera al Pigneto è quasi tutto chiuso. O almeno, sono chiusi quasi tutti i locali che mi sono stati consigliati. La pioggia e il vento che c’erano la scorsa settimana, poi, contribuivano a uno scenario simil-post-nucleare, con quattro cani (di cui due eravamo noi) che si aggiravano per strade solitamente affollate.

Ma non deviamo: uno dei pochi locali aperti al Pigneto il lunedì notte quando piove e c’è vento è Braccio, un ristorante-wine bar piuttosto accogliente, articolato su tre piccole sale, per una trentina di posti (a occhio) complessivi.

Sin dall’inizio ci si sente coccolati, quando insieme al menu vengono offerti due piccoli pre-antipasti stuzzicanti, nel nostro caso un bocconcino di melanzane e un assaggio di quiche.

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Il Fortino

Il Fortino è una piccolissima pizzeria vicino al Forte Boccea.

E’ un locale chiassoso, con le tovaglie di carta e i menu scritti su un foglio plastificato ma con molto “cuore”. Una quarantina di posti a sedere nella saletta interna e altrettanti nel cortile esterno, un grande forno a legna all’ingresso. Tutto qui.

Fritti classici, ma è da segnalare il fatto che i fiori di zucca, i filetti di baccalà e i supplì sono fatti in casa e meritano di essere degustati.

Pizze alla romana, sottilissime ed enormi, dalle classiche margherita, capricciosa o quattro formaggi alla specialità fortino, con mozzarella di bufala, pomodori pachino e olive.

Prendendo birra e un dolce (con l’onnipresente tiramisù fatto in casa) difficilmente si spenderanno più di 15 Euro.

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Maxelâ

Maxelâ è un ristorante particolare, un ristorante-macelleria basato su un principio simile al Bisteak di Pietralata (che prima o poi recensirò): oltre a scegliere dal menu, si può andare al banco a scegliere il taglio da farsi preparare. Ma rispetto a ristoranti simili ha qualcosa in più: la carne di Scottona proposta proviene da allevamenti proprietari del ristorante stesso. O meglio, della catena di ristoranti, nati a Genova e presenti con una decina di locali in Liguria, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Lazio.

Detto questo, la mia esperienza al Maxelâ è stata buona, ma non esaltante. Aspetti positivi: i piatti molto gustosi e il servizio piacevolmente presente. Aspetti negativi: il tavolo che ci è toccato in sorte e le porzioni piuttosto risicate. Continue reading “Maxelâ”

Tribeca Café

Tribeca è un ottimo locale dove fare un buon aperitivo. E a Roma ce ne sono pochi.

Si trova in via Messina, vicino Porta Pia, ed è composto di due sale per una cinquantina di posti a sedere in totale. Stranamente, non ho mai trovato pieno. Pur essendo aperto tutto il giorno, io l’ho sempre provato per l’aperitivo, a partire dalle 18,30 in poi, fino alle dieci circa, quando chiude.

Nella sala principale trovano posto, oltre ai tavoli e al bancone, un grande tavolo quadrato (sì, è quello in foto) con le molte portate dell’aperitivo, che vengono rimpinguate nel corso della serata. Ci si trova di tutto, da insalate magrissime e frutta di stagione a due-tre tipi di pasta, riso e cous cous, a pasticci di carne e verdure, oltre alle immancabili frittate miste. Molto ricco e soddisfacente.

Piacevolissimo l’ambiente: soffitti alti, musica al giusto volume, tavoli comodi e distanziati il giusto. Tribeca promosso a pieni voti.

Il prezzo dell’aperitivo è di 8 Euro per un bicchiere di vino e per l’accesso libero al buffet.

Il fondo bruno e Cattivissimo Me

Venerdì scorso, grazie a Universal Pictures Italia e alle GGD Roma sono stato invitato a partecipare ad un mini-corso di cucina tenuto presso A tavola con lo Chef, in occasione dell’uscita in blu-ray di Cattivissimo Me.

La serata, condotta dallo chef Antonio Chiappini, è consistita nella preparazione, assieme ad altri foodblogger (tra i quali Max di CucinaSMS, Slawka di Marketing del vino, Daniela SenzaPanna e Giulia Rossa di Sera), di una cena tutta basata sul giallo, il colore dei Minions.

Divertente, non c’è che dire!

Ma una cosa che mi ha dato molta soddisfazione è stata la spiegazione da parte di Antonio del procedimento per fare il fondo bruno, che avevo letto tante volte e che mai avevo avuto la pazienza di preparare. Oggi ne ho approfittato, e condivido con voi la ricetta.

Il fondo bruno è una base che si può usare per insaporire (in questo caso di carne) tutti i piatti che lo richiedono, di fatto è un sostituto fatto in casa per il dado. E tutta la fatica per produrlo può essere capitalizzata coservandolo in formine da ghiaccio nel freezer, prendendone un cubetto quando serve.

Ingredienti

1,5 kg di ossa e cartilagini (quelle che avevo io erano di vitello e maiale)
300 g di carote
300g di cipolla bianca
200 g di sedano
3 spicchi di aglio
Pepe, Timo e spezie a piacere
7-8 ore a casa per la cottura

Procedimento

Lavare ossa e cartilagini e disporle su una teglia da forno molto ampia foderata di carta forno.
Infornare a 200° per un’ora e mezza. Al termine della tostatura in forno, eliminare con un cucchiaio il grasso dal fondo della teglia, aggiungere le verdure tagliate a pezzettoni e rimettere per un’altra mezz’ora in forno.

Una volta sfornato, passare tutto in una pentola molto capiente (eliminando l’eventuale ulteriore grasso) e aggiungere almeno sei litri di acqua, il sale (poco, perché il tutto si restrigerà di circa sei volte) e le spezie a piacere.

Portre a ebollizione a fiamma alta, e quindi abbassarla al minimo, lasciando sobbollire scoperto per almeno 4 ore, finché il tutto non si sarà ristretto a circa un litro.

Scolare, e una volta che il liquido si sarà raffreddato, eliminare l’ulteriore grasso, quindi travasare nelle formine per ghiaccio e passare in freezer.

Ippokrates

Ippokrates, la sala di ingresso

Ieri sera abbiamo provato ieri questo piccolo ristorante greco vicino piazza Fiume. Sono poco avvezzo alla cucina greca, e quindi non sono in grado di giudicare l’aderenza dei piatti ai gusti della tradizione (se proprio questo deve essere lo scopo di un ristorante etnico), ma quello che posso dire con certezza è che, nonostante alcune piccole pecche, sono uscito molto soddisfatto.

Fate molta attenzione alla serata che scegliete: il locale è piuttosto piccolo rispetto alla quantità di persone che attrae, e così succede che nel weekend occorre rassegnarsi ad aspettare nella prima delle due sale (peraltro piuttosto rumorose) di cui si compone, in piedi vicino a chi mangia, cosa non piacevole per nessuno, chi deve attendere, chi magia con la calca accanto e chi serve zigzagando tra le persone. Quindi:

Prima regola: prenotate e se potete non andate nel fine settimana.

Seconda regola: affidatevi ai camerieri. Il servizio l’ho trovato superlativo. Nonostante fosse sabato sera, ci fosse la folla di cui sopra e fossimo alla seconda ondata, quella delle 22,30-23, la nostra cameriera è stata gentile, allegra e prodiga di consigli.

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